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Vitigni Resistenti uguale vini con i superpoteri

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Faenza. Back to the Wine, giorno 1. Ritorno al vino. Io ci ritorno di sicuro alla prossima edizione.

Quello che segue è solo uno dei motivi: vini con i superpoteri, mai visti né sentiti prima.

Al banco della tenuta di Thomas Niedermayr, ho assaggiato questi 3 sconosciuti:

Vitigni Resistenti: Souvignier gris, Solaris, Bronner

Superpoteri? Sarebbe a dire?

Sauvignier gris, Solaris e Bronner, tre vitigni a me sconosciuti. Detti anche Vitigni Resistenti. Ma a cosa?

Varietà resistenti agli attacchi fungini di peronospora e oidio. Ottenuti da incroci di vitis vinifera e vite americana e/o vite asiatica. Incroci di quarta generazione con cultivar europee, tanto da non essere più ritenuti degli “ibridi” (quindi senza il foxy che poco piace, così dicono), ma delle cv di vitis vinfera a tutti gli effetti.

E quindi da qualche anno iscritte al Registro Nazionale delle varietà di Uva, in qualità di uve da vino.

Da un sondaggio condotto su un largo campione di italiani (fonte gov.it), alla domanda se potessi avere un superpotere quale sceglieresti, il potere di rigenerazione ovvero di auto-cura/immunità è stato il superpotere più desiderato. Certe uve hanno i superpoteri. Noi no.

Super difficili da pronunciare

I vitigni resistenti (oltre ai 3 di cui sopra ce ne sono altri), a voler essere precisi sono identificati con l’acronimo Vini PIWI, una parola tedesca, impronunciabile, che nemmeno uno scioglilingua. Uno di quei vocaboli composti da tante parole unite insieme come piace ai tedeschi, le cui iniziali danno appunto la sigla PIWI che sta a significare proprio “viti resistenti ai funghi”. Accontentatevi dell’italiano.

Superbio

Sono detti anche vini superbio: derivando da uve resistenti alle più comuni malattie della vite non necessitano di alcun trattamento in vigna, neanche di quelli ammessi in regime biologico, come rame e zolfo, da cui super bio. Questo avvalora la mia definizione: se bio è vita, allora superbio = supervita ed è una cosa per chi c’ha i superpoteri.

Superganzi

Ganzo in fiorentino è un termine speciale. Niente a che vedere con l’amante di turno, che potrebbe essere anche ganzo da frequentare. Un ganzo è persona scaltra e intelligente, che suscita ammirazione ed è capace di intrattenere e divertire.

Ho assaggiati questi vini e mi è uscita di bocca l’esclamazione: ganzi!

Vini che non seguono uno schema già visto, hanno uno sviluppo al naso e in bocca a cui non sono abituata. Vini che ti costringono a rivedere le tue convinzioni o abitudini vinose. Provo a spiegarmi.

Solaris: note iniziali di resina, come una passeggiata nella foresta di abeti rossi di Panaveggio, poi si fa largo l’agrumato e ti ritrovi con delle note pepate, anche salvia come di moscato e cenni di ananas. Sono forse nel grande oceano fantascientifico di Solaris che tenta una connessione con l’ospite Somigli con codici a me sconosciuti? Solaris insiste a comunicare anche con messaggi floreali che avverto ma che non decifro: biancospino? Superganzo lui, superstordita io.

Bronner: pienezza e sostanza, quasi a ricordare un pinot bianco nel peso di bocca. Senza toccare il legno è come speziato nel dna, cannella forse, un misto tra pan pepato e i Lebkuchen al burro e spezie altoatesini. Più i secondi forse :-). Allo stesso tempo sa  di fieno tagliato e ti sorprende con una mineralità (ops l’ho detto)  che sa di salgemma, di sale di roccia. Grande persistenza di frutto tropicale e siamo a quasi mille metri di altezza. Lo dicevo che sono superganzi!

Souvignier gris: spezie, mandorle, fiori e lime.. o pompelmo rosa? boh chissene.. Il vino ha fatto tutto un suo percorso retrolfattivo che a momenti mi dava le vertigini. Il souvignier sta a metà tra sauvignon e souvenir e infatti un po’ je me souviens du sauvignon, ma poco e forse solo per l’agrume. Per il resto beh non lo riconduco a niente di conosciuto; ha un sapore nuovo e molto piacevole.

Superfinale

Come ogni bella storia ci vuole il finale lieto. E questi vini hanno un super equilibrio finale. Insomma qui si fa una avanguardia vinosa lontana da squilibri, iperacidità volute, animale spinto o vini mangia e bevi. Estremi senza essere estremisti, nell’idea che pulizia e armonia nel vino non sono concetti di cui vergognarsi.

 

 

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Riguardo a Sabrina.Somigli Microbiologa poi sommelier, ristoratrice e food blogger. Cercatrice di erbe spontanee e appassionata di somme matematiche: quelle tra farina più acqua uguale mille pani diversi. Chiantigiana della Rufina, concentrata nelle dimensioni, in pratica un caratello di vin santo; dolce o secco a seconda dell' annata, dell'oroscopo e dell'umore.

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