Vino da attendere o vino pronto all’uso?

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Il piacere dell’attesa può essere snervante. Vi racconto questa serata in cui per una cena tra amiche ho portato l’Olla Blanc di Matassa.

Questa è la terza volta che bevo un Matassa e provo stima e profonda simpatia per Tom Lubbe, le sue affermazioni nette come “coltivo microbi non uva”, e mi piacciono in generale i vini di Calce. Ho assaggiato il suo Côtes Catalanes Blanc la prima volta al ristorante; il pairing prevedeva un calice di questo ottimo blend di grenache gris e macabeu, che mi sorprese per energia e vitalità, un sorso incredibile, tanto che quando poi l’ho ritrovato in carta in un altro ristorante ho ordinato la bottiglia. E anche in quella occasione fu grande soddisfazione, vino salato, roccioso, un po’ ignorantello al naso appena aperto, ma poi un gran godere.

Mi sono decisa a acquistarlo on line e ho pensato di prendere Olla Blanc, blend di macabeu e muscat petit grain per assaggiarne un altro. Prezzo 32€. L’ho conservato in attesa dell’occasione giusta che si è rivelata essere una cena con due amiche, entrambe nel mondo del vino per lavoro. Quale momento migliore? Sono vini non proprio semplici e immediati, ci vogliono palati che sanno apprezzare e capirne le sfumature mi sono detta.

Porto la mia bottiglia, ed entusiasta racconto le mie esperienze con il Côtes Catalanes, mi prodigo nell’esaltare quell’angolo di Francia e blà blà. Stappo e verso. Orange, appena velato, ok ci sta, ma al naso è davvero inaffrontabile. Calma Sabri, sappiamo che certi vini hanno bisogno di tempo, lasciamolo per un po’ nel bicchiere e poi vedrai che si apre, si ripulisce e parte la rumba.

Niente da fare lui è inchiodato su quella, scusate la brutalità, puzza tra il ridotto e la saponetta, il fieno che fermenta e la frutta secca non tostata ma bruciata. Arriva il cibo in tavola, iniziamo a mangiare e ritentiamo il sorso mangiando. Niente, l’aroma di bocca che riporta su quegli odori elencati proprio schiaccia anche il cibo.

Con gli orecchi ciondoloni e imbronciata rinuncio: “ragazze, cambiamo vino”. Decisione seccante, ma con la quale tutte concordano.

Il giorno dopo chiamo la mia amica per ringraziarla della cena e per le due ciane quotidiane di rito. E lei esclama: “Sabri quell’Ollà oggi è buonissimo!”

Non so se quella frase mi ha reso più felice o più incavolata. Forse la seconda.

Da cui scaturiscono due riflessioni: la prima è la bellezza dell’attesa e la magia di un vino che cambia con le ore a contatto con l’aria. Il premio meritato per chi sa attendere. Come in quegli LP in cui compariva alla fine una traccia a sorpresa non elencata in copertina. Vi ricordate l’emozione di quel regalo inatteso?

La seconda riflessione, più pratica direi, è che vini così non si possono portare alle cene altrui. Punto. Stasera passo in enoteca a prendere un vino per la cena non funziona per vini così.

Ovvio che se li conosci ti organizzi per tempo, puoi aprirli a casa, con il dovuto anticipo, puoi tentare di scaraffarli e sciabordarli per accelerare il processo di apertura, ma tutto questo è complesso, per niente comodo, in poche parole una palla. Molto spesso benedico il vino pronto all’uso che non necessita di un’attesa, lunga più di una notte nella speranza di una evoluzione ipotetica e nemmeno certa.

Nel frattempo ho ordinato un’altra bottiglia di Matassa, il Coume de l’Olla Blanc. Voglio fare un secondo tentativo, ma questa volta la cena si fa a casa mia.

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Circa l'autore

Riguardo a Sabrina.Somigli Microbiologa poi sommelier, ristoratrice e food blogger. Cercatrice di erbe spontanee e appassionata di somme matematiche: quelle tra farina più acqua uguale mille pani diversi. Chiantigiana della Rufina, concentrata nelle dimensioni, in pratica un caratello di vin santo; dolce o secco a seconda dell' annata, dell'oroscopo e dell'umore.

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