VIGLIANO. RACCONTO DI UNA BEVUTA BENDATA

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di Sabrina Somigli

Il racconto di una serata, una cena, e bottiglie bevute alla cieca. Un gruppo di segoni del vino si ritrova a cadenza regolare con la scusa di una cena. Stasera a casa mia. Ognuno porta un vino bendato. Che è la versione chic per dire arrotolato nella carta stagnola. Purtroppo è abitudine malata tra noi, quella di bere i vini senza sapere cosa sono.  È convinzione imperante che bere senza vedere l’etichetta, possa affinare i sensi e l’ingegno: scopo del gioco indovinare cosa si cela sotto il vestito d’alluminio Domopak. Vabbè c’è chi si diverte col subbuteo, chi fa la tombolata e quelli che fanno cose da orbi e gli piace bere alla cieca. A tavola ci sono anche un paio di non secchioni, tipo la Marta, che si interessa del vino quanto all’equazione di stato dei gas perfetti, ma è mia amica e occorre una voce fuori dal coro per tenerci coi piedi a terra-terra.

Succede a volte di imbattersi in un vino bello che a occhi chiusi disorienta e scatena gli animi e la discussione. Breve descrizione del vino in oggetto, per quel che può valere un elenco di descrittori solo raccontati e non vissuti:

colore oro intenso, spesso e fitto

naso ampio di frutta matura, quasi tropicale e piccoli cenni di spezie (più altre varie ed eventuali)

bocca sapida e finale ammandorlato

ha struttura ma anche grande beva.

Lo giuro, sta tutto in un vino solo, in quella bottiglia lì, vestita d’argento per alimenti. Che culo eh? Il culo è imbattersi in una bottiglia così, un po’ meno è se devi tirare a indovinare cosa c’è dentro. Se hai la fortuna di averlo già bevuto, non lo dimentichi, ma se lo incontri per la prima volta da ipovedente, puoi far fatica a metterlo a fuoco. Per noi la seconda, ed ecco la carambola di ipotesi azzardate.

 

 

 

 

 

Giorgio, prima ipotesi, vagamente banale: è un macerato! Siamo tra Gorizia e la Slovenia o giù di lì. Ne sembra convinto davvero. “ Vabbè, ciao Giorgio non ci hai capito un Carso”è il freddo commento di Marco.

“dai Giorgio sei proprio sCarso!” incalza la Marta, fingendo di capirci qualcosa.

Marco ipotizza uno chardonnay che ha fatto legno.  In effetti  ha un bel bouquet di frutta matura, qualche spezia intrigante. E ne decanta la beva, come certi Chardonnay d’oltralpe e si riempie la bocca con la Francia, ma secondo me un po’ vuole far colpo sulla Marta, che però è concentrata molto sulla nail art del suo smalto semipermanente, che si è sciupata.  Beh potrebbe essere uno chardonnay, ma non siamo convinti.

I nerd del vino sono in totale paranoia. Brancoliamo nel buio, nessuna illuminazione. Se non puoi uscire dal tunnel arredalo (cit), quindi cominciamo ad arredare le nostre teorie buie con le ipotesi più strampalate.

In bocca ha una sapidità piuttosto spiccata.. e se fosse un Soave?  Rilancia Giorgio, come a riparare dalla carsoneria detta poco prima.

La Giulia incalza sulla sapidità: e se fosse un vino di mare? Ironizza su un pigato in anfora, anzi no, maturato in Clayver per essere sufficientemente hipster. No scusa stavamo dicendo?

Io mi lancio sull’ammandorlato finale e sparo un grechetto che sta sulle bucce, tanto per fare la figa, mentre Antonio esclama: “oh te un sarà miha vernaccia eh?”

Poi interviene la Marta, che giustamente non ha niente da dire, ma comunque lo dice, “e se fosse antani con scappellamento a destra?”. Esempio perfetto del classico nessun contributo alla conversazione. Ma alle amiche delquo tutto è permesso. E prosegue: “E dai scopri quella bottiglia e facciamola meno lunga”. S’è belle scassata di ascoltarci e vuole bere il prossimo vino.

Marco sveste la bottiglia e legge l’etichetta: Paolo e Lorenzo Marchionni, L’erta Trebbiano, Vigliano.

Paolo Marchionni.

Paolo Marchionnii????

Paolo Marchionniiiiii!!!!

Lo conosciamo eccome Paolo Marchionni, ma mannaggia a lui, c’ha sfanculato tutti noi toscanacci con il trebbiano che più toscano non si può. E senza fargli alcun passaggio in legno. Beffati tutti.  Siamo andati dalla Francia al Soave passando per il mare, con sosta in Umbria, diretti nel Carso. E invece siamo alla Roveta, comune di Scandicci, hinterland fiorentino. Alla faccia del terroir e delle zonazioni.

Chi glielo dice a Masnaghetti che è ora di mappare anche la città metropolitana di Firenze? E via col primo grand cru della Roveta, sulle colline di Scandicci dove nasce un trebbiano da svenimento dalle abili mani di Paolo Marchionni.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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