Una volta a Firenze si mangiava con la tessera e nei club..

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Ancor giovane persona amante dell’uscire, senza avere una passione così sfrenata per il cibo, scoprii che per girare la città natale mi dovevo dotare di tessere, tanto che il portafoglio era più ricco di carte che di soldi, ça va sans dire. Era il tempo del club, quando non esisteva la legge Bersani, la liberalizzazione delle licenze, il commercio disponibile a tutti e se volevi aprire un ristorante, un bar, un luogo, dovevi fondare un’associazione e poi fornire un servizio di ristorazione ai soci. Chiaro che dovevi organizzare tante cose, tipo mostre d’arte, concerti, eventi culturali: qualcuno interpretava la cosa come scappatoia per fare un ristorante senza doversi accollare il costo della licenza, altri invece crearono un “prodotto” culturalmente molto valido, che fece storia La realtà fiorentina odierna prevede ancora qualche luogo come questo, dove entri solo con la tessera ma Firenze è una città strana, si sa: in alcuni di questi luoghi, entri, compili una scheda e sei già socio, consumi, paghi e te ne esci tranquillo e beato. Sono posti frequentatissimi da stranieri ben indirizzati, senza che la pubblica autorità abbia qualcosa da dire. Altri invece devono sottostare a regole ferree, dove la domanda di iscrizione non deve essere paritaria al momento di ingresso nel locale, quindi se mi fermo in città due giorni, dubito di poter mettere piede in certi luoghi, ma è il bello dell’Italia: la legge è uguale per tutti, ma solo in parte. Ripensando a quegli anni, non può mancare il ricordo del Caffè Voltaire, dove un Jean Michel Carasso in piena forma esprimeva una cucina avveniristica, nuova, curiosa, in una città che aveva come credo unicamente ribollita e bistecca (forse anche ora eh..). Oppure il Dulcamara di Tommaso Colombini, una villa a Cercina, nella campagna a nord di Firenze, oggi diventata abitazione privata: Tommaso riuscì a coinvolgere una Firenze in cerca di novità, piatti creativi, non francesizzanti ma gentili. Per la musica il luogo di riferimento è ancora il Jazz Club di via Nuova de’Caccini, un posto che oggi si è evoluto e risponde ai criteri normali di gestione ma negli anni Ottanta ha pemresso di vivere pagine epocali, legate alla sopravvivenza degli avventori :-). Mago Merlino esiste ancora, sala da thè di esperienza quasi quarantennale (gosh!) funziona sempre con il classico concetto di tessera, piedi nudi o perlomeno senza scarpe, thé e intrattenimenti di vario tipo. E poi, il ristorante di cucina macrobiotica, oggi denominato Il Punto Macrobiotico in piazza Tasso , una volta presente in via de’ Serragli. E che dire del Vegetariano storico fiorentino in via delle Ruote, anch’esso partito come circolo?Che ancora esista è un loro merito indubbio, 35 anni in ristorazione non si inventano, ma da parte mia è lecito chiedersi il perché. Qualche nuovo club arriverà, basta pensarci un attimo….

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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