Filippi

Un vino per Firenze

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L’idea era tanto che mi frullava per la mente, complici  anche ricordi di gioventù. Quando andai a Parigi la prima volta e vidi la vigna a Montmartre mi incuriosì e pensai potesse essere un’idea da replicare: e anche a Vienna, la vigna in città ha il suo fascino, attira interesse. E mi chiesi, quindi, perché non farlo a Firenze? Mi ricordo quando da giovane cameriere feci un servizio in una villa sul viale dei Colli, dove conservavano bottiglie con etichetta fatta a mano, dove c’era scritto che era il vino prodotto a due passi dal Duomo. In effetti, in linea d’aria la distanza è davvero minima e questo crea nell’immaginario collettivo una bella visione. E quindi, perché non strutturare un progetto di produzione vino a scopo benefico dove i risultati si possano avere costanti negli anni? Proviamo a pensare come potrebbe essere. I terreni li sceglie il comune tra quelli che sono liberi, in territorio collinare e magari qualche privato, saputo dell’idea,  è anche disposto a metterli a disposizione. L’istituto tecnico agrario, insieme alla facoltà di agraria, si prende cura delle vigne, regalate da privati, come vivai o produttori di vino singoli. Sempre alla facoltà di agraria spetterebbe la scelta dei vitigni, in base alle caratteristiche del terreno. Ogni anno si potrebbe affidare la consulenza enologica ad un enologo diverso, che sceglierà una cantina dove poi far vinificare e maturare il vino, a meno che non esistano locali che possano essere attrezzati all’uso: per esempio, Villa Montepaldi, di proprietà sempre dell’università. Per l’etichetta, si potrebbero coinvolgere gli studenti dell’istituto d’arte, con una concorso da replicare ogni anno. Le bottiglie possono essere fornite dal consorzio vetrerie, così come per i tappi si potrà fare ricorso ad un fornitore sponsor. La commercializzazione potrebbe avvenire nei luoghi simbolo del turismo fiorentino, bookshop dei musei ed altre realtà pubbliche, ma anche i ristoranti e le enoteche potrebbero acquistare e mettere in vendita il vino stesso. Lo scopo non è quello di creare un puro e semplice prodotto pubblicitario che si vende con una strategia di marketing, piuttosto quello di vendere vino buono , che rappresenti anche nel settore enogastronomico, l’idea che a Firenze tutto è qualità. Ora che è stata sospesa la vendita della Villa di Rusciano, potrebbe mica essere da riprendere l’idea di farne una scuola alberghiera unita a quella di agraria? Infine un piano di comunicazione e strategia social potrebbe sempre essere un lavoro da fare con studenti. E’ solo fantasia? O potrebbe diventare realtà?

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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