Un giorno all’Ardenza

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I medici di famiglia dovrebbero prescrivere a tutti i pazienti di passare un giorno a Livorno.Qualunque sia il disturbo, la malattia, il malessere: un giorno a Livorno. Anche se uno va dal medico per farsi prescrivere il cortisone contro la sciatica… va bene, glielo prescrivo, però vada un giorno a Livorno.

Livorno è la Napoli del nord.

La BaracchinaArrivando dall’autostrada l’impatto non è semplice, si percepisce quell’odore di distretto produttivo allo stremo delle forze, si sente che presto diventerà archeologia industriale, ma non c’è tempo per arrendersi all’amarezza. Appena si imbocca viale Rosselli, la scenografia cambia rapidamente, come a teatro: cambia il fondale, cambiano le quinte, è tutto diverso, e stavolta noto due cose mai notate prima: è tutto giallo chiaro e non c’è caos.

E poi l’Ardenza… «un luogo esotico ed elegante come Beverly Hills», a sinistra un filotto di ville moresche, archi, torrette, bifore, tutto a colori pastello; a destra il mare, le baracchine, i bagni Pancaldi. E c’è un sacco di spazio: tra una casa e l’altra, tra una strada e l’altra, tra un bagno e l’altro.

L'OstricaioPrima di andare a pranzo, non mi faccio mancare un aperitivo alla Baracchina Rossa, che dalle 18 in poi diventa un suk di Gerusalemme, invece a quest’ora è a prova di distanziamento anti-covid. Un aperitivo, se fatto bene, è buono ovunque, ma qui ha il sapore della partenza, del viaggio, del mito di Ulisse. Dell’uomo che scalpita per partire perché sa dove vuole andare, anche se non conosce la meta. Come scalpito io in questo momento perché voglio mangiare le ostriche.Il mondo si divide in due categorie: quelli che adorano le ostriche e quelli che, a causa della loro consistenza, non le tollerano. Quando ero giovane non le mangiavo, poi feci un viaggio a Cancale, in Bretagna, e la conversione mi colse in pieno. Oggi le adoro, pertanto a Livorno corro da L’Ostricaio, dove nel 1971 i fratelli Ceselli aprirono una minuscola baracchina di frutti di mare. Dal 1999 la baracchina è meglio organizzata e offre crostacei e molluschi di alta qualità, tra i quali i tartufi di mare… Il menù offre anche molto altro, ma io non sento ragioni: (solo) un piatto di ostriche, tartufi, scampi e gamberi. Si dice che le ostriche abbiano proprietà afrodisiache. Non so se collocare questa credenza tra le leggende metropolitane, nel folklore degli anni 80 (insieme a fragole&champagne) o tra i miti rassicuranti cui talvolta ci si affida per indolenza.

Certo è che hanno un effetto misteriosamente taumaturgico. Ne mangi tre (anche senza bere alcol) e il cervello libera endorfine a nastro. Quando mi sono alzata dal pranzo, amavo tutti: la cameriera, i venditori ambulanti, il tizio che porta il cane a passeggio, tutti. Questo è l’effetto delle ostriche.

CiviliDopo pranzo la tappa obbligata è il Civili, per un “ponce a vela” (dove vela è la buccia di limone) nel gottino di vetro, da bere a bollore. Entrare dal Civili è come guardare tutto il film Ovosodo in tre minuti. Ci sono le lotte sindacali degli anni 70, il calcio, ci sono Natali e Filippelli, c’è l’eterna rivalità con Pisa. E il ponce ha il sapore pungente e consolatorio della Toscana di sempre, quella delle partite a carte sul tavolo di formica, delle sedie di plastica intrecciate, dell’ “uscio e bottega”.

Termino la visita sulla Terrazza Mascagni, un emiciclo sul mare talmente grande che ognuno può ritagliarsi un pezzetto di panorama senza doverlo dividere con nessun altro, con quel pavimento a scacchi che, se fai tanto di guardarlo mentre cammini, ad ogni passo ti chiedi se muovere l’alfiere o tentare l’arrocco.

 

Il sole più basso di settembre disegna sul mare losanghe luminose dai bordi liquidi, uno spettacolo imperdibile.

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Circa l'autore

45 anni, avvocato, ho dedicato alla danza l'infanzia, l'adolescenza e parte dell'età adulta. Dopo aver sotterrato le scarpette in giardino per raggiunti limiti di età, mi sono dedicata al tango argentino e alla fotografia, ma mai al decoupage.Per anni ho coltivato la passione per il vino e nel 2020 sono diventata Sommelier AIS. Scrivo molto, ma di più leggo. Mi piace mangiare al ristorante perché ogni locale è un microcosmo regolato dalle leggi dello chef, a cui mi affido con ironia e disincanto.

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