Torno un attimo su Lucca..

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Giornata di ieri a girovagare sul web e a leggere commenti e prese di posizione di vari soggetti: un’impressione piuttosto evidente è stato il tentativo di buttarla in scontro politico da molti soggetti, commentatori, blogger  o altri ma stavolta mi sembra proprio sia stato sbagliato l’argomento. Qui si tratta solo di miopia culturale e non posso credere che il sindaco di Lucca, nel momento in cui ha emanata il Regolamento Comunale, non sapesse a cosa andava incontro.  Mi spiace che l’abbiano vista come scontro ideologico Tommaso e Andrea: soprattutto il “sommelier informatico” per eccellenza ha messo sullo stesso piano due aspetti completamente diversi, che riguardano l’ordine e il decoro di una città rispetto a leggi che obbligano a cucinare minestra di farro. lo capisco Andrea, quando dice che il centro di Firenze è ridotto in condizioni miserande, è vero che in certi locali etnici non si reisce ad entrare, ma questo diprende da un’amministrazione come quella fiorentina che non fa controlli, che lascia fare. Si obbligassero tutti al rispetto delle leggi, non ci sarebbe bisogno della tragicomica richiesta di personale che abbia”l’uniforme adeguata”, e nemmeno che si parli di cibo di etnia diversa vietato. Qui di comico non c’è niente, questo è solo tragic.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

7 commenti

  1. infatti leo è il solito problema italico, le leggi possono essere giuste e ben pensate ma se non ci sono i controlli, a che servono?
    vedi il famoso 0,2% di alcol, basterebbe lo 0,8% se solo ci fossero i controlli!
    e così è lo stesso per Firenze…che cosa ci guadagna un ristoratore a rispettare le leggi?

  2. A mio giudizio il problema enogastronomico parte da più lontanto e sfocia nella ristorazione.
    Sul blog del papero c’è un commento di tale associazione che si chiama qualcosa come resistenza gastronomica (commento dopo l’80esimo) nella quale (al di là dei toni integralisit) ravviso un’istanza di fondo che mi sembra (chiedo scusa se sbaglio) di cogliere anche qui: effettivamente la Toscana è tutto un accentramento di presidi, marchi etc., insomma un terriorio vocato defintivamente all’enogastronomia che io definisco “slow” (prendete per esempio i gandi numeri ed i massimi rappresentanti della ristorazione Toscana). Questa ristorazione trae giovamento indubbiamente da certe iniziative (di contadini, allevatori, viticoltori etc.), tutte salutate a furor di popolo (con feste in piazza, linee verdi e Raspelli trionfante la domenica). Ma la filiera enogastronomica dal produttore al tavolo del risorante, non può solo essere salutata dal plauso dello stato. Queste aziende sopravvivono con critieri anacronistici rispetto al mercato globale dell’alimentazione e, se vogliamo che continuino a farlo, le stesse vanno in qualche maniera tutelate (premiarle è già una fesseria) rispetto al mercato globale. Ora: la poltica dei prezzi non può essere toccata (però è indubitabile che certi prodotti costino all’origine più sudore delle aziende “meccanizzate”); la politca dei regolamenti ad hoc (buona solo come campagna elettorale) lo è ancor meno. Però far finta che il problema, soprattutto da parte degli addetti al settore (critici e giornalisti), non si pone è molto grave . Non penso che la soluzione sia solo nel rigoroso rispetto/controllo delle leggi.
    Penso che parte del “male” cominci proprio dall’interno delle stesse categorie. Se queste, anzichè erigere le mura a propria difesa, all’insegna della tipicità, italianità e via dicendo (insegna sotto la quale spesso sostano i furbetti) si aprissero alle verifiche ed al contfronto serio, le stesse categorie (produttori; ristoratori e commercianti) ne guadagnerebbero in autenticità e magari in difesa di una cultura.
    Le i Prof. più di altri visita i ristoranti e tocca più da vicino il problema della ristorazione toscana. Pensavo fosse una sensazione mia, ma lei molte volte la conferma: la ristorazione è sempre più scenografica; suggestiva; l’ambiente accogliente, ma poi che mangi bene o male, il risultato è sempre almeno 40/45 euro a persona … Si dirà “eh ma le concessioni, gli affitti, il personale… ” Certo mai io sono venuto per mangiare e alla fine che vada in un posto o in un altro non cambia nulla tanto le concessioni, gli affitti, il personale …e allora succede che si cominci a farne a meno (di concessioni , di affitti e di personale) e il pasto veloce resta più coerente alla domanda del consumatore di quanto lo sia quello che finisce nel piatto.

  3. Condivido in pieno quanto dice Filippo. Se il centro di Firenze si è riempito di pizzerie al taglio, gelaterie, kebab, eccetera, invece di trattorie tipiche, un motivo ci sarà. E questo motivo va cercato nelle scelte individuali dei singoli consumatori.

    Se vogliamo spingere una ristorazione di maggiore qualità, più vicina al territorio, non è possibile agire a colpi di divieti, ma occorre interrogarsi sui motivi che spingono le persone ad entrare nel kebab invece che nella trattoria.

    Secondo la mia umilissima opinione una delle cose che maggiormente tengono lontane le persone dalla ristorazione tradizionale, è il fatto che quando ti siedi al tavolo di un ristorante, trattoria o pizzeria non sai esattamente quanto ti costerà il pasto. I locali che vanno per la maggiore sono tutti caratterizzati dal fatto che i prezzi sono chiaramente esposti e non ci sono sorprese (coperto/servizio/bevande super costose).

    Iniziamo a rendere trasparente la formazione del conto (prezzi esposti, no coperto e servizio, acqua del rubinetto gratis per scoraggiare quei ristoratori che “si rifanno” con i beveraggi); incoraggiamo i locali a proporre soluzioni a prezzo fisso con bevande incluse; promuoviamo un circuito “value for money” di locali dove è possibile consumare pasti con prodotti locali di qualità a prezzi pre-stabiliti (non necessariamente super-low-cost, anche se di questi tempi non è possibile ignorare il fattore costi).

  4. Mi pare che tu abbia centrato il punto Leonardo. Se si vuole garantire il decoro (poi pero’ si dovrebbe spiegare bene che significa) dei centri storici, non credo che ci sia nessuno contrario. Si mettano delle regole uguali per tutti e le si facciano rispettare. La cosa irrazionale mi sembra quella di discriminare per etnia, piuttosto che per merito. Succede abbastanza spesso da noi.
    Quanto poi ad immaginare delle citta’ immobili, per sempre incatenate al ristorante “tipico”, e’ un idea che mi mette una tristezza profonda, come se la nostra fragilita’ fosse tale da non tollerare nessun cambiamento, nessuna diversita’.

  5. Di tutte le cose bisogna parlarne con cognizione e, cosa saliente, a mente fredda. Del fatto si sono spesi fiumi di inchiostro ma senza un’adeguata analisi e deduzioni articolate. Il problema è articolato, complesso e merita una soluzione non solo politica. Temo che non se ne parlerà più.

  6. la clientela sta lontana dalle trattorie perche’ non c’e'(solo per trovare parcheggio con l’incubo delle multe)…….ci sono invece valanghe di extracomunitari che fanno vivere questi posti….un panino al prosciutto toscano costa quanto un kebab……se devo scegliere non c’e’ gara…..il problema e’ che di Fiorentini a Firenze ce ne sono rimasti pochini………questo si che e’ colpa del comune….!!!!!!!.ci hanno fatto scappare tutti….!!!!!

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