Teseo Geri, l’outsider del vino e dintorni

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Ci sono nomi che fanno già capire il futuro di un personaggio: Teseo è uno di questi e lo si può portare con fatica oppure divertendosi. Il Nostro ha scelto la seconda strada, e di sicuro è una persona che nel mondo del vino fa la differenza. Capace di passare dalla gestione di un’agriosteria nella campagna vicino a Firenze per poi trasferirsi in Vietnam per una start up di un resort, sostando magari a Venezia, in quegli alberghi per VIP dove diventa intimo di personaggi come George Clooney o diverte una star sul viale del tramonto come Simon Le Bon dei Duran Duran. Inventore di un marchio di champagne come “Le Clochard”, dimostra la sua versatilità di pensiero negli anni successivi alla laurea quando inventa, insieme a due compagni di Master, il marchio “Monopolis” un vino formato con prodotti arrivati da tutta Italia. Chiaro che un personaggio simile lo si deve incontrare a tavola e con un bicchiere di vino, da lì diventa più facile l’eloquio e il racconto. E’ un’intervista fuori dagli schemi canonici, siete avvertiti…

Fare lo startupper non vuol dire fare lo stripper, credo…..cosa vuol dire portare avanti questa professione in ambito lavorativo?

Non ho ancora iniziato a fare lo stripper, a dire la verità, ma chissà che in futuro.Non ho deciso di farlo da piccolo, è avvenuto. ho sempre fatto cose che mi piacevano. Ho fatto economia in tutti i sensi, sia come studi che come risparmio, ed ho sempre lavorato nella ristorazione. Ho finito l’università per dimostrare che tutti la possono terminare e poi ho approfondito le mie conoscenze con un master che mi ha aperto la mente a tutto il mondo del vino, affrontando tematiche che altrimenti avrei lasciato cadere, come la parte finanziari a o quella strettamente agronomica.

Cosa ti spinge a lavorare in sala?

Di sicuri una forte passione per il mio  lavoro, che non è cosi remunerativo come qualcuno può pensare, la voglia di stare con gli altri e metterli in condizione di godere di un ‘esperienza che permetta loro di scoprire gusti nuovi. Serve ascoltare i clienti, imparare da loro, per accrescere la cultura enogastronomica di entrambi.

Quindi il cliente ha sempre ragione…

I clienti non hanno tutti ragione, gli va anche detto di fronte, l’arroganza non paga in assoluto, per ottenere belle esperienze ci si deve spogliare di presunzione.  Chi sta in sala è un  professionista che può dare consigli utili  un po’ come quando uno va dall’avvocato o dal commercialista, lavorano per far stare meglio il cliente. Un grande insegnamento me lo ha dato Maurizio Menichetti, quando lavoravo “Da Caino” a Montemerano. Il cliente va osservato fin da quando entra in sala , da li capisci già come andrà la serata, perché da come si atteggia, da come parla, se ha prenotato o no, come si muove, sono segnali di un linguaggio che deve essere recepito. Tutto questo per farlo stare meglio, non certo per fregarlo . Non è giusto snaturarsi, uno viene da me proprio perché sono in un certo modo .

Come si fa a lavorare in tutto il mondo con la stessa professionalità, tu che hai viaggiato tanto?

Lo sguardo e il sorriso sono universali, il calore che uno emana, il senso di accoglienza. Il mero lavoro tecnico è niente, quello che importa è saper stare con le persone, se sai comunicare stai simpatico ai clienti e possono perdonare alcune defaillances. Per un giovane il consiglio è che la gente è la propria vita, quella che ti permette al Cipriani di Venezia di sciabolare una bottiglia di champagne con Uma Thurman, scherzare con George Clooney o Simon Le Bon ma servire a tavola gli olivicoltori all’agriosteria di San Casciano. Bisogna essere antropologi, aver voglia di capire meglio chi sono le persone, se hanno voglia di farsi scoprire

Chi è Teseo Geri?

Luigi Veronelli mi definì il “social sommelier”, quando mi conobbe nei centri antagonisti dove organizzavo le degustazioni, un sovversivo che spiegava i grandi vini perché fossero patrimonio di tutti, che passava dall’Ornellaia a quel Timorasso che allora non conosceva nessuno .

In quanti posti hai lavorato?

Almeno 15 ne ho aperti, ma  ho lavorato in molti di  più, non so se me li ricordo tutti : Ii primo a Nizza, quando non parlavo nemmeno francese. Mi mandò un amico della Franciacorta che lo aveva preso in gestione, che mi vedeva davvero entusiasta : mi buttai a capofitto nell’avventura, poi a San Miniato ho incontrato Paolo Fiaschi , di Papaveri e papere, poi a Miami e Londra con la Frescobaldi , quindi Bruxelles. Non sono solo l’uomo della FI Pi LI (Firenze Pisa Livorno), rimanendo solo nei locali in zona  : il primo locale FRANCO MANCA di Londra di Giuseppe Mascoli, (ora ce ne sono 13) fu il luogo dove, nel 2003, da studente Erasmus iniziai a far assaggiare vini di produttori del calibro di Mascarello o Gravner

E li bevevano?

Gli inglesi no. Noi li bevevamo, aumentando così la nostra cultura enologica

Aneddoti da raccontare..

Al Cipriani di Venezia.  Nei giorni del  matrimonio di Clooney, mando i ragazzi di sala a mangiare, e mi metto a stirare le tovaglie sui tavoli: non avendo il ferro da stiro wi fi , avendo ancora quello con il filo,  mi accorgo che si è impigliato e non scorre. Alzo la testa, e vedo Cindy Crawford che è sopra e parla con i giornalisti . Tiro e lei non se ne accorge,  quindi mi avvicino e le faccio “Cindy I’m sorry, you are in my cable!”. George Clooney passa,  vede la scena e si mette a stirare le tovaglie. In quel momento passa il direttore dell’albergo, mi chiama dicendomi “Teseo..” ed io ” Le assicuro non è come le sembra e posso spiegare tutto!”

Nuovi progetti per il futuro?

Io durante l’estate sarò in parte a Papaveri e mare a San Vincenzo , dove ho lavorato durante le ultime due stagioni . Sono stato qualche giorno da Maggese dal mio amico Fabrizio Marino, un progetto rivoluzionario di ristorante vegetariano fuori dalle grandi città: li ho curato la carta dei vini che mi rappresenta, con categorie non ovvie, molto irriverente e ogni tanto lo andrò a trovare. A Montelupo Fiorentino due ragazze bravissime hanno aperto FACTO Molino Bistrot, con tapas e piatti del paese ed è un posto che vi consiglio caldamente di andare a provare, io faccio un salto di tanto in tanto  poi a Querceto seguirò un po’ la Locanda del Sole che ho contribuito a creare. Starò tanto in Piazza della Passera, all’enoteca dei 4 Leoni di Stefano di Puccio , un posto dove mi sto già divertendo a rompere gli schemi su cosa proporre da mangiare e da bere durante tutto l’arco della giornata

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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