Filippi

Sui conti al ristorante

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Il dibattito impazza su blog e giornali riguardo alla polemica dei due giapponesi che hanno pagato un conto eccessivo( a dir loro)al ristorante“Passetto” di Roma. Saranno i giudici a decidere se c’è stata truffa o meno a danno dei due turisti del Sol Levante, ma alcuni aspetti della vicenda fanno pensare a come viene considerata la ristorazione in Italia: Tutti vogliono metterci bocca, sarà perchè ancora tutti cuciniamo in casa, ma il giudizio viene dato da ogni persona che ritiene di poter stabilire sicuramente il giusto prezzo. Ricordate il caso di Cracco, con l’imprenditore che stabilisce da solo il prezzo? Se non mi posso permettere un vestito di Armani vado da Zara, non mi metto a questionare sul prezzo in boutique, o no?C’e un menu affisso fuori dai locali, se non lo si legge è un problema de cliente, non del ristoratore. Ampia discussione sulla mancia di 110 euro: ma se la metti nella carta di credito e poi firmi, avrai letto il totale? D’altro canto, ristoratori che hanno preso in giro i turisti ne esistono eccome, da quelli che travasano i vini di poco conto in bottiglie con etichette famose, a quelli che si approfittano dei prezzi all’etto su bistecca e pesce. Che ne pensate?

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

2 commenti

  1. Caro Prof. , a quanto si è saputo dai media, il caso del “Passetto” non concerne la determinazione di fissare prezzi più o meno alti sul menu, quanto la attuazione di una truffa vera e propria, imputando ai piatti scelti dai turisti giapponesi prezzi che non erano certo quelli indicati in carta. Posso essere d’accordo sulla poca avvedutezza dei nipponici per quanto riguarda la sottoscrizione della carta di credito, ma quanti di noi non hanno almeno una volta scarabocchiato il pezzettino di carta senza guardare? Il problema è che continuano ad esserci ristoratori (ma anche negozianti generici…) che vedono i turisti magari giapponesi o russi come “vittime sacrificali” , pensando sempre di trovarsi di fronte a ricchi scemi. Ma la cosa più grave è che – a fronte di questi prezzi che dovrebbero significare, in un ristorante di livello, almeno garanzia di qualità – è venuta fuori la completa non conformità alle norme igienico/sanitarie…secondo me è questa la cosa che da più da pensare!

  2. Non ho seguito la vicenda a cui fai riferimento, perché ero a fare un giro eno gastronomico in Spagna che mi ha riconciliato con il mondo- un po’ meno con quello della gastronomia italiana. Tolti i picchi degli Adrià &Co, che, detto molto onestamente, non ci possiamo permettere, per il resto abbiamo goduto di un livello globalmente alto, sotto ogni aspetto- dalla carta dei vini, al servizio, alla location, al rispetto per il territorio , oltre che per la cucina vera e propria, come ovvio- a prezzi estremamente ragionevoli. Intendo dire, cioè che la cosiddetta “fascia media” che da loro va dai 35 ai 70 euro a persona, è ben rappresentata, nel senso che difficilmente sbagli, con un’equa corrispondenza fra le tue aspettative e quello che effettivamente ricevi. Con la ristorazione italiana, permettimi di dirlo, non accade così spesso: qui a Genova, con meno di 50-60 euro a persona non trovi nulla di decente e alle cifre indicate ti assesti su un livello di sufficienza, niente di più. Aggiungo anche che, ultimanente, ho preso qualche bel bidone anche con ristoratori di fama, dove certo non mi aspettavo conti moderati ma da cui, in tutta onestà, pretendevo un rapporto qualtà prezzo adeguato e, soprattutto, una maggiore chiarezza nelle indicazioni dei menu e della carta dei vini. Ma forse, visto il basso livello della mia città, sarà che ci son sempre andata da “turista”….
    alessandra

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