Stella di Lemmen in Liguria

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Quando varco l’ingresso delle case degli altri, mentre con gli occhi rubo i dettagli circostanti, mi diverto a sentire gli odori del posto: a volte è parquet tirato a lucido, a volte libri, o fragranze da profumatori d’ambiente; talvolta è indizio che qualcuno sta cucinando.

Stella di LemmenPer i toscani che si dirigono in Liguria, Riomaggiore è l’ingresso nel Parco Nazionale delle Cinque Terre, dal 1997 dichiarate patrimonio dell’umanità dall’UNESCO perché rappresentano «l’armoniosa interazione tra le persone e la natura che realizza un paesaggio di qualità scenica eccezionale». Racchiuso tra due torrenti che ne costituiscono i confini – il Rio Maggiore e il Rio, per l’appunto, Finale – Riomaggiore è un colorato ricamo di torri e terrazzamenti con un orlo blu che è fusione di cielo e mare.

Stella di LemmenEsattamente come nell’ingresso delle case degli altri, mentre percorriamo la panoramica mi diverto ad annusare l’aria, che in Liguria sa di mare ed erbe aromatiche fresche. Sa di camomilla e maggiorana, basilico, menta e timo. Oggi è prevista la visita a Stella di Lemmen, piccola realtà vitivinicola che sorge su quello che fu anticamente un insediamento rurale, il primo approdo di greci in fuga, che poi fondarono i piccoli centri delle Cinque Terre. Molliamo la macchina nel punto di ritrovo e, da quel momento, è stato come un giorno al Luna Park, da bambina. A cominciare dalle montagne russe. A onor del vero, mi avevano avvisato che per raggiungere Stella di Lemmen era necessario salire in cremagliera sulla quale, lo confesso, non ero mai salita; ma mi aspettavo poco più che un trasporto di un quarto d’ora a cielo aperto. Non avevo considerato il dislivello di 400 metri e dunque il percorso in spietata pendenza, che ha trasformato quel quarto d’ora in una rocambolesca via di mezzo tra montagne russe e tagadà, tra cercare di non cadere, fare le foto, prendere in giro gli altri passeggeri, godersi il paesaggio mozzafiato e …. evitare con metodo di guardare in basso.

Stella di LemmenAd aspettarci all’arrivo, un piccolo gruppo di persone che lavorano in azienda, dalla coltura della vite alla vendemmia; dalla produzione del vino agli assaggi; dal marketing al design e commercio elettronico. Philip, il figlio di Lucia e Diego, anche lui impegnato a pieno ritmo in azienda, sarà il nostro Cicerone. Su quattro ettari di terrazzamenti ripidissimi e stretti, da vera viticoltura eroica, sorge Stella di Lemmen, un progetto agricolo biodinamico nato nel 2015 dal sogno di Lucia e Diego che, almeno all’inizio, cercavano solo un porto, un rifugio di pace e tranquillità. Nel 2014 Lemmen si presentava incolto e devastato da un incendio di pochi anni prima, e solo un duro lavoro di bonifica lo ha reso un autentico gioiello di ecosistema ligure, la cui punta di diamante è la ristrutturazione di oltre 6000 metri quadri di muri a secco e la creazione di un orto di erbe aromatiche e officinali che conta alcune centinaia di varietà. Con una visione così marcatamente identitaria del luogo, l’azienda non poteva che dedicarsi in via principale alla viticoltura delle varietà di bianco autoctono quali Vermentino, Bosco e Albarola.

Stella di LemmenLa squadra di Lemmen ci accompagna in una passeggiata tra i filari, costellati di fiori dai colori vivacissimi che sprigionano fragranze mai sentite. Ad un certo punto ci ritroviamo in una fragolaia…. Delle specie di grondaie orizzontali, nelle quali le fragole sono state piantumate, ne contengono una quantità enorme, tutte mature. Scendiamo un terrazzamento e il naso rimane stordito da un tripudio di odori intensi, avvolgenti: ci troviamo in un orto di erbe aromatiche e officinali. In realtà sono sparse un po’ per tutto il vigneto, ma qui se ne concentrano tante. I ragazzi di Lemmen ci invitano a staccare le foglie di alcune e, occhi rigorosamente chiusi, divertirsi a riconoscere cosa siano. Abbiamo iniziato uno spassoso “Senti questo?!”, “Oh questo!”, “Senti quest’altro…” tra stevia, erba limoncina, salvia, rosmarino, menta, malva.

Stella di LemmenDurante il pranzo, servito all’aperto con un panorama meraviglioso a strapiombo sul golfo, degustiamo le prime due annate dell’unico vino prodotto, il Limen.

Stella di LemmenStella di Lemmen, Limen 2020, Vermentino, Albarola, Bosco. 12%

Sosta sulle fecce fini per circa 8 mesi e viene imbottigliato senza filtrazione.

2020: Paglierino vivace, libera sentori di susina Goccia d’Oro, pesca nettarina, arancia, con impronte floreali di narciso, dente di leone e camomilla. Le erbe aromatiche fresche, in particolare basilico e timo, lasciano assaporare la discreta acidità che si accompagna a un finale sapido di spuma di mare, che però chiude troppo presto.

Stella di Lemmen2021: Nell’annata più recente si apprezza maggiormente, sia al naso che al gusto, l’impronta agrumata. L’olfatto è ancor più caratteristico dei vitigni: mela Pink Lady, cedro, nespola, tra i quali fanno capolino le note floreali di acacia e fiore di sambuco. Il ventaglio odoroso si espande poi su salvia e borragine, con un lieve ricordo balsamico di melissa e un pizzico di zenzero. Il sorso è caratterizzato da un intrigante equilibrio di freschezza e sapidità, nel quale riconosco i rimandi varietali del territorio. La nota di pompelmo che sfuma verso l’albedo determina la deliziosa chiusura amaricante.

Nel calice di Limen la Liguria c’è tutta, e mi viene in mente un unico modo per comunicarlo bene: bevendolo, viene voglia di focaccia col formaggio (di Recco).

E mentre l’influencer intento a fare selfie cade rovinosamente dalla sdraio, nell’ilarità generale, ci prepariamo all’ultimo giro di giostra: la discesa in cremagliera!

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Circa l'autore

45 anni, avvocato, ho dedicato alla danza l'infanzia, l'adolescenza e parte dell'età adulta. Dopo aver sotterrato le scarpette in giardino per raggiunti limiti di età, mi sono dedicata al tango argentino e alla fotografia, ma mai al decoupage.Per anni ho coltivato la passione per il vino e nel 2020 sono diventata Sommelier AIS. Scrivo molto, ma di più leggo. Mi piace mangiare al ristorante perché ogni locale è un microcosmo regolato dalle leggi dello chef, a cui mi affido con ironia e disincanto.

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