Stefano Amerighi: 10 anni di Syrah

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di Sabrina Somigli

Piove che Dio la manda. Sono sepolta nell’ ingorgo colossale della sera, un serpentone di macchine annodate e inchiodate, con guidatori inviperiti e isterici. Io compresa. Non arriverò mai in tempo per apparecchiare; ci tengo tanto a preparare una sala bella e degna di un evento memorabile. Stasera si fa la storia e io sono in ritardo. Stasera si celebrano i 10 anni di Stefano Amerighi, la prima verticale del suo syrah, dal 2006 al 2015.

Solo venticinque posti disponibili che i più lesti si sono accaparrati nel giro di 15 minuti. Tafferugli nel grande popolo degli esclusi, gruppi di brettanoamici infiltrati in lista di attesa minacciano di sganciare bombe al sudore o puzzette di cane bagnato. Insomma per partecipare alla verticale di Amerighi ho visto cose che.. Comunque c’è anche qualcuno a cui non gliene può fregare di meno, ma sono pochi e di certo antipatici. E di sicuro sono tutti in coda davanti a me.

Arrivo di corsa, col fiatone e la messa in piega rovinata dalla pioggia e Lui è li, con la cesta dei bicchieri in mano che apparecchia tranquillo.

Sereno è

seren syrah

Se non sarà sereno

syrahsserenerà

Mi si scioglie il cuore, me meschina, voglio morire. Intanto, nell’attesa  che morte mi colga, cerco di essere scattante e (bio)dinamica, così magari recupero sulla gran figura dimm appena fatta.  Ah, nel caso in cui.. seppellitemi a Cortona, più precisamente a Poggiobello di Farneta.

Riesco a sistemare parte dei bicchieri, allineare quelli già posizionati e insomma la sala è pronta prima dell’arrivo dei venticinque destinati a beatificazione.  Quindi mi siedo in fondo alla sala, perchè mi merito l’ultima fila. Vabbè mi consolo, dalle retrovie mi posso alzare quanto mi pare per fare le mie millemila foto a Mr Syrah, d’ora in poi sig. Amerighi per policy. Sennò, mi conosco, con Amerighi rischio di fare l’ubriaco che canta amore alle persiane.

Il sig. Amerighi inizia il suo racconto, mentre le annate di syrah vengono servite una dietro l’altra. Parla con calma, quasi al ritmo lento della natura, di quando nel 2000 ha iniziato l’avventura con “la syrah” a Cortona. Di quanto la sua syrah sia bella ma stupida, perché rifiuta di chiudere gli stomi in presenza di forte siccità. Finge che le avversità non la colgano e continua a suonare fino all’ultimo come l’orchestra del Titanic, per poi trovarsi completamente ingiallita. Boh sarà anche stupida, ma secondo me ci fa e basta. Facile fare la sciocchina nelle mani del neo nominato Vignaiolo dell’Anno; chissà perché ne esce sempre in gran forma, profumata di fiore e violetta come i più bei syrah di Condrieu e Cornas.  Intanto vengono servite le prime 4 annate:

2006: il vino “pizzichino”. La prima vera annata di produzione, vinificando nella cantina del nonno. Ne escono appena 4.200 bottiglie. Ancora frutto e succosità nonostante gli anni; grande finezza e pulizia al naso e in bocca, dove si evidenzia una divertente e netta speziatura pepata.

2007: una notte un pinzimonio. Vino più cupo, scuro di notti estive, sanguigno e con note di oliva e di sansa. Circa 5000 bottiglie in questa annata molto calda, con la sciocca syrah che rischia l’ustione pur di non darsi l’olio protettivo. Lieve amaricante sul finale

2008: la adultitudine. Vino che esprime tutto il suo spessore di maturità, senza cenni di cedimento. Ha rabarbaro, tabacco dolce e ci lascia in bocca un bel sapore di cioccolato e uvetta

2009: strike. È  un vino che arriva potente in bocca, è succoso, quasi denso di confettura, con tannino buono e giusto

E continua il racconto cadenzato, del suo lavoro nella totale naturalità e della paura con cui ha convissuto per anni, di veder spuntare una bolla di peronospora, per poi arrivare alla consapevolezza che la malattia fa parte della sanità e del normale ciclo della vita. Poi si passa una mano nei capelli e si aggiusta l’occhiale dalla montatura spessa .. e io temo ondate di svenimenti tra le signore nelle prime file. Spasmi e brividi anche tra i signori maschi, ma credo più per il syrah 2010, appena servito, che è roba che ti si stampa in bocca, ma soprattutto in testa per l’avvenire. Violetta, talco mentolato, frutta sotto spirito e profumi tostati sul finale. 17.500 bottiglie prodotte. Se ne restano ancora in giro, muovetevi.

 Il 2010 è l’anno in cui il legno cede il passo a un utilizzo più massiccio del cemento con risultato percettibile sui vini a seguire.

2011: insisto e persisto. Insisto nel cercare la gola, sono sapido perciò non stucco.  Persisto con arancia sanguinella buona e bella. Bevetene che la vitamina C fa bene

2012: il vino della “discordia”. È a me è parso un vino goloso di foglia di tabacco e note fumé, ma anche eucalipto e pepe a solleticare il naso. A detta del produttore, annata difficile e forse tra le meno espressive in questo momento.

2013: l’ardente. Ha spirito questo 2013, e tanta ciliegia sottospirito. C’è mirto e macchia mediterranea assolata

2014: pennichella. Adesso lui tace e riposa. Anche i grandi sonnecchiano. Dopo la siesta sarà grande festa

2015: il buongiorno si vede dal mattino. È un vino giovanissimo, un cucciolo, prendetelo e tenetelo con voi. Quel che syrah syrah, e sarà memorabile.

La felicità nostra dopo i 10 anni di syrah!!

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Circa l'autore

Riguardo a Sabrina.Somigli Microbiologa poi sommelier, ristoratrice e food blogger. Cercatrice di erbe spontanee e appassionata di somme matematiche: quelle tra farina più acqua uguale mille pani diversi. Chiantigiana della Rufina, concentrata nelle dimensioni, in pratica un caratello di vin santo; dolce o secco a seconda dell' annata, dell'oroscopo e dell'umore.

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