Filippi

Starbucks in Italia, che sia la volta buona?

0

A leggere quanto viene scritto su Repubblica, il 2017 dovrebbe essere l’anno giusto per l’apertura di Starbucks in Italia, più precisamente a Milano. Sono passati quasi 3 anni da quando scrissi un pesce d’aprile che stava per andare a buon fine, essendo contattato da un giornale nazionale riguardo all’apertura di un negozio della catena a Firenze..altri tempi, ora i momenti  appaiono maturi per venire ad aprire un negozio che vende caffè espresso dove questo è nato. La  storia che di solito si racconta, dell’abile venditore capace vendere il ghiaccio agli eschimesi, si tramuta in realtà e non è un caso che l’amministratore delegato del gruppo Howard Schultz, affermi che si realizzi un sogno cullato da trent’anni. L’idea della catena nasce da un viaggio in Italia ed è li che la catena torna, in un legame ideale che permette di far capire come, a volte, chi ha le risorse non le riesca a sfruttare appieno. E’ solo di recente, infatti, che grandi gruppi di caffè italiani hanno deciso di intraprendere la strada dei negozi franchising, ma siamo ben lontani dalla capacità di penetrazione, riconoscibilità del marchio, diffusione mondiale che ha Starbucks. Se in Italia esiste la risorsa alimentare, la capacità di elaborarla, è nel mondo anglosassone che si riesce a creare la struttura per farla diventare economicamente valida e produttiva. Non è un caso che la maggior parte dei vincitori dei concorsi legati alla preparazione dell’espresso e del cappuccino non siano italiani: appartengono a tanti paesi di tutti i continenti e sono animati dallo spirito di perfezione che troppo spesso manca ai nostri responsabili delle macchine del caffè: la catena americana fornisce un prodotto riconoscibile, apprezzato da un vasto pubblico, sa fare merchandising, cosa le impedisce di affermarsi in Italia? D’altronde, nel nostro Paese siamo bravi a farsi scippare le idee, propensi ad accettare le novità che arrivano da fuori cambiando le nostre abitudini alimentari: il caso degli hamburger è a dir poco emblematico, sui gelati siamo alla stessa stregua, per le pizzerie : siamo già alla catena americana Domino’s che ha aperto a Milano, mancherebbe in effetti solo una catena di spaghetterie e di wine bar con vini italiani, poi potremmo rasserenarsi definitivamente , tutta la nostra tradizione gastronomica sarebbe stata saccheggiata ed utilizzata. Ma un gruppo imprenditoriale italiano capace di creare ex novo un marchio e diffonderlo nel mondo, legato al settore food esisterà mai? Ok Eataly è un esempio, ma solo ristorazione? Intanto , nell’attesa, sorseggiamo un caffè, magari seduti in  in un luogo accogliente, smart, peccato non ci sia la tazzina di porcellana…

Share.

About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

Leave A Reply