Spritz, i motivi di un successo

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Fino alla fine del XX secolo, lo Spritz lo bevevi solo a Venezia o Padova, o comunque nel Veneto,al massimo: l’amico locale ti portava a bere l’aperitivo e scoprivi come era piacevole sorseggiare un cocktail che abbinava la leggerezza alla capacità di dissetare.

SpritzDivertente è anche capire da dove deriva il nome : dal tedesco spritzen, ovverosia spruzzare. Infatti, sembra che i primi esempi di bevanda nella quale si unisca acqua al vino, non certo comune alla tradizione italiana, venga fatta risalire alla dominazione austriaca del Triveneto. Le osterie servivano vini troppo “forti” come grado alcolico, e per poter bere senza incappare in ramanzine da parte dei superiori, i soldati si facevano allungare le prorioni di vino con altrettanta acqua. L’aggiunta di liquori è arrivata in epoca molto più tarda ma diventa difficile trovare una data d’inizio. La formula poi è sempre stata modulabile a proprio piacimento: insieme al prosecco e al seltz obbligatori, la scelta era tra Cynar, Bitter Campari e Aperol, ma i veneziani avevano una predilezione,  che distingueva i locali da forestieri, che consisteva nel Select: magari l’aggiunta di un’oliva  completava l’opera ed ecco pronto il cocktail comunitario, che univa giovani e vecchi, uomini e donne, veneziani e “stranieri”. Poi arrivò l’industria produttrice  dell’Aperol che decise di investire sull’immagine, attraverso spot televisivi e paginate sui giornali; l’idea che è riuscita a trasmettere è che bere spritz vuol dire essere alla moda, creativi (colore arancione), molto “cool”(le due donne adoranti da una folla di uomini) ed anche “politically correct”(bassa gradazione). Con un Negroni non sarebbe stato possibile.

Spritz

Ed oggi? Fa sempre delle intuizioni che hanno successo internazionale diffuso, disprezzato a parole dai cultori del cocktail d’autore, che lo bevono di nascosto, si è forse banalizzato, viene consumato anche pasteggiando, non ha un orario di servizio definito, dalle 10 di mattina diventa sempre valido. Durerà a lungo? sicuramente fa parte della categoria delle bevande intramontabili, parafrasando il grande Gianni Brera!

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

4 commenti

  1. Sta di fatto che lo spritz, nonostante ogni tanto se lo sentano ordinare anche i barman del centro-sud, rimane (e rimarrà, probabilmente) IL cocktail da bere nel nord-est.
    Oltre al fatto che non è facilissimo bere uno spritz preparato decentemente: i cocktail sono una di quelle cose per le quali non è sufficiente azzeccare le giuste dosi. Per fortuna. 🙂

  2. Vengo da un lungo “giro” in Germania dove tra le ragazze “chic” è un vero e proprio Must come aperitivo (alle 17 visto che cenano tra le 18 e le 19) ,inizialmente pensavo fosse ristretto alla città in cui mi trovavo ma spostandomi ho notato che in tutti i bar di un certo livello volavano spritz a go-go…certo che sti tedeschi tra pizzerie italiane,moda italiana e costumi che hanno importato…quando ammetteranno la loro invidia?mettiamoci anche la coppa del mondo che gli abbiamo vinto in casa…non ci sopportano ma ci adorano…

  3. sinceramente, io lo “spriz” lo ricordo che ero “bimbetto” e a viareggio ed era un classico, aperol o bitter indifferentemente, stessa cosa per vino o spumante, ed erano i primi anni settanta

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