Filippi

Spritz, i motivi di un successo

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Fino a qualche anno fa lo bevevi solo a Venezia, o comunque nel Veneto,al massimo: l’amico locale ti portava a bere l’aperitivo e scoprivi come era piacevole sorseggiare un cocktail che abbinava la leggerezza alla capacità di dissetare. La formula poi era anche modulabile a proprio piacimento: insieme al prosecco e al seltz obbligatori, la scelta era tra Bitter Campari e Aperol, magari un’oliva  ed ecco pronto il cocktail comunitario, che univa giovani e vecchi, uomini e donne, veneziani e “stranieri”. Poi arrivò l’industria produttrice che decise di investire sull’immagine, attraverso spot televisivi e paginate sui giornali; l’idea che è riuscita a trasmettere è che bere spritz vuol dire essere alla moda, creativi(colore arancione), molto “cool”(le due donne adoranti da una folla di uomini) ed anche “politically correct”(bassa gradazione). Con un Negroni non sarebbe stato possibile:-))

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

4 commenti

  1. Sta di fatto che lo spritz, nonostante ogni tanto se lo sentano ordinare anche i barman del centro-sud, rimane (e rimarrà, probabilmente) IL cocktail da bere nel nord-est.
    Oltre al fatto che non è facilissimo bere uno spritz preparato decentemente: i cocktail sono una di quelle cose per le quali non è sufficiente azzeccare le giuste dosi. Per fortuna. 🙂

  2. Vengo da un lungo “giro” in Germania dove tra le ragazze “chic” è un vero e proprio Must come aperitivo (alle 17 visto che cenano tra le 18 e le 19) ,inizialmente pensavo fosse ristretto alla città in cui mi trovavo ma spostandomi ho notato che in tutti i bar di un certo livello volavano spritz a go-go…certo che sti tedeschi tra pizzerie italiane,moda italiana e costumi che hanno importato…quando ammetteranno la loro invidia?mettiamoci anche la coppa del mondo che gli abbiamo vinto in casa…non ci sopportano ma ci adorano…

  3. sinceramente, io lo “spriz” lo ricordo che ero “bimbetto” e a viareggio ed era un classico, aperol o bitter indifferentemente, stessa cosa per vino o spumante, ed erano i primi anni settanta

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