Pasta Artigianale Morelli

Spinaci in scatola, un prodotto da cancellare

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L’unico caso che posso ammettere nel consumo di spinaci in scatola è il ricordo nostalgico di Braccio di Ferro, con la lattina aperta grazie alla potenza sviluppata dai muscoli rigenerati proprio dai vegetali: altrimenti sono semplicemente da abolire. Perché, mi chiedo, una verdura che potrebbe essere consumata cruda in insalata, condita con solo olio EVO e limone, oppure saltata in padella sempre da fresca, senza essere sottoposta a sbianchitura, debba essere penalizzata dalla conservazione in lattina? Quale oscuro motivo spinge ad acquistare una scatoletta di alluminio  che, alla sua apertura, provoca momenti di imbarazzo a causa di odori non proprio inebrianti? Oggi che si trovano in commercio spinacini novelli, freschi e croccanti, quale pena deve essere espiata per mangiare questa sbobba non meglio precisata in forma e consistenza? Si può tentare di utilizzarli in un minestrone, ma lo rovinerebbero in maniera inesorabile, utilizzati in uno sformato, che toccherebbe correggere con quintali di parmigiano e besciamella, metterli come farcia di ravioli, ma la fine della pasta ripiena sarebbe inesorabile. Quindi, perché utilizzarli? Acquistiamoli freschi e godiamo del piacere della consistenza e dei profumi, saremo in pace con la coscienza ma anche il gusto ne guadagnerà. Chi ha voglia di caldeggiarne l’acquisto, invece, parli ora o taccia per sempre.

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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