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Spaghetti a mezzanotte

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La serata fredda lo colse piacevolmente stupito: non amava l’inverno troppo caldo, ogni  stagione aveva un senso, solo la pioggia lo deprimeva alquanto in ogni periodo dell’anno. Uscì di casa infilandosi il berretto in testa, si mise i guanti e la sciarpa ed iniziò a camminare: tutte abitudini che aveva preso da un anno a questa parte complice l’età che lo aveva reso completamente calvo ed un cambiamento di stile di vita notevole. Stava più attento al fisico, senza esserne maniaco, ma aveva cominciato a mollare la macchina per camminare, utilizzava la bici per i tragitti più lunghi e la corsa lo coinvolgeva due volte la settimana. In effetti, percorsi che prima lo preoccupavano venivano fatti con grande piacere e tranquillità. Il bello del camminare era il tempo ritrovato per pensare o per parlare quando era in compagnia. Aveva ritrovato il gusto del cibo, smesso di fumare due pacchetti di sigarette al giorno, apprezzato ancora di più il piacere della convivialità a tavola, magari bevendo più vino che superalcolici. La vita era cambiata durante gli ultimi due anni, aveva superato prove alle quali non riteneva di poter sottostare, tra lutti in famiglia, malattie personali, disavventure lavorative, con la botta finale di lei che lo aveva lasciato un anno prima. “Se sono sempre vivo, un motivo ci sarà” commentava tra se’ e se’ mentre raggiungeva Libero, il suo amico di sempre, l’unico che sapeva di tutto il suo patire, e che lo aveva sostenuto in ogni momento. Serata da vecchi tempi, cocktail bar per indugiare a parlare con qualcosa nel bicchiere, ridere tranquilli e poi a nanna, sempre a piedi, per godere della stanchezza che faceva riposare molto meglio. Amava adagiarsi sul letto con le gambe indolenzite, era come tornare bambino quando si addormentava di schianto esausto, cosa che per anni non gli era più riuscita, costretto anche ad utilizzare sonniferi. In mezzo ai suoi pensieri non riusciva più a trovare il bar, anche perchè avevano aperto un pub accanto, di quelli classici da film, con patatine, wurstel e grande schermo per vedere le partite. Già si stava innervosendo  quando Libero lo vide e gli fece strada e decisero di accomodarsi all’interno del bar, molto più silenzioso per fare due chiacchiere. Uno sguardo sfuggente sulla compagnia che popolava il pub gli fece scuotere la testa: tatuati, rasati, borchiati, depilati, estetizzati, una varia umanità che non comprendeva, pur sopportandola benevolmente. Era giunto proprio durante l’intervallo della partita, passavano video di musica heavy metal  e sentiva questi cori da stadio che proprio non sopportava. Invece, nell’altro locale, la musica era jazz, l’atmosfera raccolta, e il Mosow Mule che prese come inizio era particolarmente corroborante. Era bello parlarsi e confrontarsi con un amico, le cose brutte si mettevano in fila, le belle venivano ancora più esaltate. Terminarono mangiando spaghetti a mezzanotte, un piatto che apprezzavano da sempre, ma nella versione con i ricci di mare aveva un gusto avvolgente: si guardarono ridendo pensando che dovevano essere entrambi con altra compagnia per apprezzarli meglio, ma non rinunciarono certo ad una bottiglia di champagne. Si alzarono felici, il cibo e il vino avevano fatto il loro effetto, quindi era alto il livello di soddisfazione e compiacimento quando si incamminarono per tornare a casa. Passarono in mezzo al gruppo festante quando d’improvviso lui la vide: un lungo sguardo silenzioso, la faccia incredula  nel trovarla in mezzo ad una bolgia di personaggi improbabili, una stretta al cuore fugace e poi via, nella notte che non risultava poi così triste

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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