banner4

Sotto la pioggia battente

0

Apparteneva a quelle persone che avrebbero voluto la pioggia solo di notte, nemmeno troppo scrosciante, con l’interruzione al mattino per trovare comunque strade asciutte al risveglio. Se la doveva affrontare lo faceva senza ritegno, ovvero niente ombrello o impermeabile, un cappello per ripararsi la testa, vestito corto, stivali. Sapeva di essere terribilmente provocante e spesso non indossava neppure le calze, lasciva il cappotto aperto e magari osservava ridendo gli uomini che incrociavano il suo sguardo. Molto distante dalla bambina che si doveva quasi nascondere tra stivali di gomma, poncho e sciarpe, insoddisfatta del suo fisico e del suo rapporto con gli altri. Il cambiamento esistenziale avvenne solo dopo il liceo, con il trasferimento in città, il distacco dalla famiglia, non violento o polemico, solo necessario, i rapporti con gli uomini, non più impediti da chissà quali paure. Era rinata nel suo arrivo a Berlino, una città dapprima non amata ma che l’aveva poi conquistata nella sua precisione e gli stimoli che era riuscita a darle. Quella domenica si correva la maratona in città e lei era in cucina a bere la sua tisana, osservando dalla finestra gli atleti già nelle strade, che si dirigevano verso la partenza. La pioggia battente non li fermava e lei scuoteva il capo, del tutto incapace di comprenderli. Certo che uno strano di turbamento lo avvertiva con il temporale, un coacervo di emozioni che si tramutavano anche in amplessi sfrenati. Posò la tazza sul tavolo, mise un golf sulla maglietta, unico capo che stava indossando e si diresse in camera: c’era un lui conosciuto la sera prima al bar che voleva far uscire di casa, e sebbene fossero le otto, non esitò a svegliarlo, farlo rivestire e uscire in pochi minuti. Sbagliava sempre a farsi occupare gli spazi, lo sapeva, ma probabilmente un cocktail di troppo la notte l’aveva convinta a farlo salire. Decide di fare un minimo di programma della giornata, risolvendo subito il problema della colazione e di una fame aggressiva, derivante da una notte insonne e combattuta. Il dolce che decise di preparare era semplice ma complesso per lei: lo zabaione. Tuorli d’uovo, zucchero e vino messi in casseruola e sbattuti a bagnomaria con una frusta: un movimento ritmico e regolare, potenziato dall’ascolto di una musica potente, forte, per niente romantica. La pioggia continuava a battere senza tregua e lei godeva nell’essere dentro al caldo, danzando da ferma, in uno stato di eccitazione che la lasciava incredula. La crema era pronta, la trasferì nella tazza, dove tuffò le dita per assaggiarla. divertendosi a farla colare sulle guance: rideva pensando al tipo che aveva appena scacciato, le sarebbe saltato addosso di nuovo, e non avrebbe fatto resistenza, confesso a se’ stessa. In quel momento senti bussare alla porta, si presentò così come era, pensando all’amica del pianerottolo e se lo trovò di fronte: scatola di biscotti in mano, un sorriso disarmante. L’assolo di batteria completò il quadro, lo spinse alle parete e bevvero dalla stessa tazza sui loro corpi.

Share.

About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

Leave A Reply