Sontuosa semplicità

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Cosa succede quando si incontrano i vini di Aquila del Torre e i piatti di Paolo Lavezzini, chef del Four Seasons di Firenze?

L’abbinamento cibo/vino può essere tanto facile quanto spigoloso, può scaturire da una ricerca meticolosa o nascere spontaneo da un profumo o un’idea di sapore. Non sappiamo quanto c’è dietro all’incontro tra i piatti di Paolo Lavezzini, chef del Four Seasons di Firenze, e i vini dell’azienda Aquila del Torre: fatto sta che quello che ne è venuto fuori pochi giorni fa nel corso di un pranzo al ristorante dell’hotel fiorentino ha sicuramente esaltato la caratteristica comune delle portate che erano state preparate per l’occasione e dei calici scelti per la degustazione.

 

Risotto pomodori e pecorino

Potrebbe sembrare un ossimoro, ma il tratto più saliente che ha creato un legame forte tra i piatti e i vini è una sorta di sontuosa semplicità. Vale a dire che la ricchezza delle preparazioni e il numero degli ingredienti da una parte; e il susseguirsi di aromi e di sapori dall’altra, mentre all’inizio fanno presagire strabordanti sensazioni e diluvi di percezioni, alla fine trovano perfetta sintesi in una pulizia gustativa che rimanda immediatamente a un concetto, in varie occasioni perduto, di essenzialità, precisione senza orpelli, ricchezza senza ostentazione.
Aquila del Torre è viticoltura sulle colline nordorientali del Friuli, con vigneti su ripide terrazze immersi nei boschi. Il progetto è iniziato poco più di 25 anni fa col recupero di vecchi filari di picolit e tocai friulano piantati negli anni Sessanta. I 18 ettari dei giorni nostri sono coltivati secondo le tecniche dell’agricoltura biologica e i principi di quella biodinamica. Una viticoltura eroica risultato della passione e dell’impegno di Claudio e Michele Ciani.
Il gradevolissimo carpaccio di ricciola con burrata e zucchini è stato accompagnato dal Friulano che al naso ricorda l’albicocca matura e dolce, mentre in bocca dà pienezza giustamente acidula. Il ricco risotto ai pomodori e pecorino è stato abbinato col Sauvignon che al naso non riserva soprese e al gusto ha una suadente aromaticità. A seguire un Riesling, lineare al naso e di buona struttura in bocca. Gli indimenticabili ravioli di ricotta di pecora con spinaci, burro di elicrisio e parmigiano reggiano 36 mesi sono stati esaltati dall’Oasi bianco Friuli colli orientali doc – molto burroso al naso e di grande persistenza in bocca. La riserva di Refosco ben si è accordata con il petto di anatra al vermouth con asparagi, yogurt e polline, mentre il Picolit ha chiuso in bellezza facendo da partner al tortino di lamponi con gelato al timo profumato al limone.

www.aquiladeltorre.it

Petto di anatra al vermouth con asparagi, yogurt e polline

Tortino di lamponi con gelato al timo profumato al limone

 

 

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1 commento

  1. come la panna per gli ’80, la burrata per i millenials..o meglio…burrata is the new panna
    Per il futuro: riconsiderare l’eccessivo uso di formaggi e latticini nei piatti

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