Smart tasting: Podere La Regola

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Proseguono gli smart tasting, io e Sabrina Somigli, ognuno dalla propria abitazione alle prese con due vini di Podere La Regola.. Questa volta il viaggio ci porta a Riparbella, in provincia di Pisa. località La Regola, in un azienda nata nel 1990, guidata dai fratelli Luca e Flavio Nuti.

“Dio li fa e poi li accoppia” verrebbe da pensare, due fratelli che continuano a portare avanti la tradizione di famiglia ovvero produrre buon vino, solo che loro decidono di farne una vera attività professionale. Prima Luca, laureato in agraria, prende in mano la situazione, e si occupa delle vigne e della conduzione enologica, poi dal 2000 lo affianca il fratello Flavio, avvocato, occupandosi della parte marketing.

La cantina si trova in quella porzione di territorio chiamata Costa degli Etruschi,  appartenente alla provincia di Livorno, ma nella quale possiamo far rientrare a pieno titolo anche Riparbella, che si trova invece in  provincia di Pisa. Livornesi e  pisani uniti nel nome del vino!

Che il nettare di Bacco, anzi di Fufluns, trattandosi appunto di terra etrusca, venisse bene lo testimoniano i resti di anfore vinarie trovati in loco, essendo nei pressi di un’acropoli. Sono venti ettari di vigneto, con i vitigni tradizionali come il sangiovese e il vermentino, cui si affiancano le varietà internazionali dal merlot al cabernet, che in questa zona hanno trovato un bel modo italiano di esprimersi.

VALLINO 2016: cabernet sauvignon e sangiovese in percentuali variabili. Fermentazione in cemento, poi almeno 12 mesi di barrique di 2° e 3° passaggio. Segue 1 anno di affinamento in bottiglia.

L: Ma non c’è verso di trovare un cabernet sauvignon in purezza in Toscana! Oserei dire in Italia; il cabernet è presente ovunque ma il più delle volte in uvaggio.

S: beh in effetti non è così comune tutto solo al 100%; forse beviamo poco Veneto? Il cabernet sauvignon è per certi versi (buoni) “pandemico”, entra in molti uvaggi e poi però stenta a cantare in italiano da solo. Eppure è piacente,  un bel vitigno virile,  con una bella voce, o che problemi ha con l’Italia?

L: quando studiavo, ai primi corsi per sommelier, ormai trent’anni fa, ci insegnavano alcuni riconoscimenti olfattivi standard nei cabernet sauvignon: le foglie morte, la corteccia, l’erbaceo. In questo vino il termine erbaceo non è corretto, non è così violento, piuttosto c’è un bel vegetale, come la foglia di pomodoro e il peperone. Poi i frutti di bosco e anche la parte di floreale come il geranio. E poi un tocco di cioccolato e un colpo anche di liquirizia. Sorso gustoso ricco in quanto a componenti gustativi, non salino ma sapido e brioso, vivace, fresco e appetitoso, il tannino non tira, anzi si integra . Corpo snello, delicato, non lunghissimo ma piacevole. Il sangiovese viene aggiunto per dare maggiore beva e rendere meno austero il tutto, ma credo proprio che a me piacerebbe anche un po’ di austerità !

S: ciò che mi piace è che non ha paura di mostrarsi, svela ciò che ci si aspetta da un cabernet, l’aspetto vegetale carnoso e fresco del peperone, si sposa con una componente floreale e i frutti di bosco, profumati  e golosi. Ma tira fuori anche il territorio, quella parte balsamica, a tratti mentolata e una sapidità marina che si leva in sottofondo hanno un accento molto livornese..ops pisano!! Austero.. mi sa un po’ di estremo rigore, viva quel  pizzico di Sangiovese che lo rende più addomesticabile.

LA REGOLA 2016: cabernet franc. Fermentazione in cemento naturale a temperatura controllata. Dopo la malolattica rimane almeno 18 mesi in barriques nuove di rovere francese di media tostatura  e almeno 12 mesi in bottiglia.

L: qui Somigli puoi vincere facile, visto il tuo amore per il cabernet franc..

S: in tutti questi anni i miei gusti sono cambiati, anche in maniera decisa, ma il cabernet franc è sempre rimasto tra i vitigni che mi piacciono. Sarà quell’aggettivo franc che mi ispira fiducia e simpatia… Dai avvicina il bicchiere, si sente subito al primo attacco che lui va francamente per la sua strada tra friggitelli profumati e dolci, appena piccanti, poi l’aspetto balsamico del territorio qui si declina con finocchietto, le capocchie con i semini, hai presente? e poi cioccolato al latte e cenni piacevoli di vaniglia. Bocca decisa, di carattere, articolata ma anche snella. Il finale piccantino di friggitello ritorna e mi fa una gola fuori misura.

L: Ma che buono! Mi viene di dire così appena ci metto il naso. Il profumo perché è così gradevole? Tu parli di friggitelli, io richiamo il famoso peperone verde arrostito. Si ma perfetto nei tempi di cottura e senza alcuna bruciatura. E’ gentile, floreale di  viola ben chiara  E poi? Coriandolo, (che tu Somigli hai omesso perchè lo detesti!), il tostato lieve di caffé e lo iodato da scoglio con muschio. Largo in bocca, vivo, fragrante nella parte finale dove torna tutto e si fa spazio il mazzolin di fiori da canzone tradizionale storica. Bocca dinamica grintosa, ampia e vivace, potente. Tannino bilanciato e più presente, bella tenuta. Beva snella e calore sul finale.

 

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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