Smart tasting: Fornacelle

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Lo smart tasting di oggi ha per protagonista l’azienda Le Fornacelle. Ne discuto con Sabrina Somigli, in separata sede.

Essere nel posto giusto nel mondo del vino non è una fortuna che capita sempre, come trovarsi a Bolgheri, ma poi bisogna saper gestire e sviluppare tale beneficio. L’azienda esiste dalla fine del XIX secolo ed il nome deriva dalle fornaci presenti nel territorio. Una produzione agricola e vinicola come tante, fino a che Stefano Billi, nel 1998, decide di dare un cambio di marcia alla produzione, innestando nuovi vigneti scegliendo i cloni in base alle caratteristiche dei vari terreni. Si affianca nel lavoro anche la moglie SIlvia Menicagli e il credo diventa un’attenzione costante e quotidiana a tutte le operazioni da effettuare in vigna e in cantina. Negli 8 ettari vitati, le uve a bacca rossa  sono quelle classiche del territorio, mentre sui bianchi, oltre al vermentino e al sauvignon blanc, da notare la presenza di sémillon e fiano. 

Erminia Merlot 2016: fermentazione in barriques aperte e maturazione nelle stesse  per 18 mesi. Segue affinamento in bottiglia per altri 18 mesi. Appena 1500 bottiglie prodotte

S: rubino intenso e fitto. Naso dai tratti vegetali, con ricordi di ginepro e macchia mediterranea. L’aspetto del legno si sente nella evidente speziatura, ma non ha quel che di eccessivo, c’è, si mostra senza vergogna ma non fa ombra al resto. Il frutto fatica un poco ad uscire, ma poi si fa largo un aspetto succoso di mirtillo schiacciato e mora. Ingresso in bocca pieno e denso, dai tannini vellutati e saporiti. Freschezza vegetale che tiene un equilibrio al palato fino alla fine del sorso, che si chiude con liquirizia e mirtillo che tende alla confettura.

Sai è quel vino che mi berrei anche da solo, fuori dal pasto, tipo sul tardo pomeriggio. Non mi fraintendere, non penso agli american style drinks di metà pomeriggio tutti vaniglia  e marmellata, tutt’altro: lo trovo un sorso soddisfacente di per se, che non necessita per forza di un boccone accompagnatorio.

L: Amo il merlot senza vergognarmene, è un vitigno che riesce a dare soddisfazione in tanti modi. E’ quando fa il salto che mi piace, da vino di pronta beva a quello di carattere. E qui la parte balsamica mi piace eccome, quella speziatura non prevaricante, dove i chiodi di garofano fanno la loro bella parte. Il frutto lo trovo invitante, tu dici mirtillo e mi trovo d’accordo, anche se ci aggiungo il ribes e non è che la ciliegia scompaia. In bocca è godibile, ecco, perché mi piace un tannino percepibile senza eccessi, con la nota fresca dell’acidità che non diluisce ma rafforza. Bello il dopo, con quel ritorno di frutto gustoso.

Allora, come aperitivo sarebbe davvero intrigante, ma chiaro che a tavola lo termini velocemente.

Foglio 38 Cabernet franc 2016: fermentazione in barriques aperte, con lieviti naturali. Maturazione nelle stesse per 18 mesi e a seguire un anno di bottiglia. Meno di mille bottiglie prodotte solo nelle annate meritevoli.

L: E pensare che quando studiavo da degustatore, il cabernet franc non mi era stato dipinto così bene, ora è un vitigno che adoro. Il peperone è netto, preciso, con note floreali di geranio. Freschezza appena mentolata, poi il frutto nero, una mora senza eccessi, senza che la ciliegia non voglia fare capolino. Mi piace anche la nota vegetale dell’alloro. In bocca trovo quella solidità ben articolata, si fa capire benissimo, in una struttura allungata nella persistenza grazie a tannini fini e calibrati. Il finale ha quella sapidità non eccessiva che gli dona una bella spinta finale.

Qui cercherei di berlo senza un piatto troppo prevaricante, guarda mi basta davvero poco, farei l’abbinamento al contrario, apro la bottiglia per berla poi ci mangio qualcosa che mi lasci sempre il ricordo del vino. Un protagonista assoluto insomma

S: col cabernet franc sfondi una porta aperta lo sai! Foglio 38 ti dice bevimi già dal colore. Ci sono quei vini che chiamano solo a guardarli, eccoci. Il profumo è intenso, ma l’esuberanza non copre affatto la finezza olfattiva. E’ riconoscibile nella fragranza di friggitello verde e aromatico, assolutamente stuzzicante. Ha l’aspetto speziato del pepe nero e il frutto è fresco di ribes e ciliegia. Qualche cenno di tabacco fa capolino e non disturba mai. In bocca è dinamico, snello nel sorso grazie a una acidità importante. Tannino croccante e saporito; il finale gioca su un pizzico di sapidità che accompagna un frutto nero e cioccolato alla menta.

Romanelli abbiamo trovato il vino che ci mette d’accordo su come e quando stapparlo. Questo è il caso in cui la domanda non è cosa mi va di mangiare stasera, ma, stasera ho voglia di buon cabernet franc, tutto il resto viene di conseguenza.

 

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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