Filippi

Senz’altro Bistrot a Firenze

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Nel pullulare di nuove aperture di luoghi del cibo, annunciate attraverso canali social e uffici di pubbliche relazioni, capita che un locale lo si noti per caso: passeggio vicino a piazza Beccaria e noto un nuovo bistrot. Provo a capire cosa ci fosse prima, scopro che era adibito a pizzeria. SI fa notare anche solo passandoci di fronte: una ristrutturazione che gioca su un’ambientazione moderna, mattoni a vista, come la cucina, un vero open space dove tutti possono vedere chi è ai fornelli, anche se in realtà è tutto ad induzione ed elettricità. Due giovani a gestire il tutto, uno in sala e l’altro in cucina. Una storia interessante, quella di loro due: l’esordio a Firenze, il trasferimento in Australia, quasi un anno trascorso in una realtà completamente diversa, ed il ritorno nel capoluogo toscano. Il menu risente, in positivo, della trasferta aussie, , si avverte l’idea di voler proporre una cucina fusion:  si aboliscono i primi, presenti però a pranzo nel menu del giorno, che deve essere anche veloce, e pure in quello del fine settimana, con delle paste ripiene fresche che variano a seconda dell’estro del cuoco. Offerto uno stuzzichino, si comincia con la lingua di vitello servita con purea di cavolfiore, scampi e polpa di mandarino. L’idea è buona, con i sapori che ben si integrano, pessima però la presentazione. Dà l’idea di un piatto non curato, con la lingua quasi strappata: eppure cotta a bassa temperatura e poi piastrata è notevole nel sapore. La polpa di mandarino potrebbe essere più sottile e poi lo scampo lasciato da solo con tre pezzi di lingua scompare. Ma è un piatto su cui possono migliorare bene. Poi i calamari in guazzetto con broccoli e crumble di patate aromatizzato all’aceto di riso: parliamone. Di crumble c’è poso, troppo umido l’insieme, i calamari sono tenerissimi, ma l’acidità del pomodoro unita a quella dell’aceto di riso ammazza il resto dei sapori, tra l’altro nemmeno supportati da erbe aromatiche o spezie. Qui un ripensamento sostanziale andrebbe fatto, con una presentazione veramente troppo casalinga. Liete novelle dal piccione arrosto: servito su nido di pastinaca, fegatini brulé e uva, ha una cottura perfetta, tenero e al sangue senza colare. Piacevole l’abbinamento con la pastinaca, intrigante l’aggiunta dei chicchi di uva, ma con l’andare della stagione forse dovrà cambiare frutto. Presentazione ancora da rivedere ma quasi sufficiente. La carta dei vini non è immensa ma perlomeno dispone di etichette non banali, anche al bicchiere. Il servizio è rilassato, comunque attento, Antipasti 12 13 euro, Secondi 16 19 euro, dolci 6 euro. Pane e coperto inclusi nel prezzo. In definitiva, luogo da visitare, dotato di bella energia, con errori di gioventù facilmente correggibili

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

1 commento

  1. Carissimo Leonardo, in questi giorni trovandomi a Firenze ne ho approfittato per incontrare vecchi amici e colleghi di scuola. Sono anche passato a salutare i miei due alunni , Vito e Salvo, apprezzo quello che hai scritto di loro, la loro cucina non è banale, c’è un percorso di crescita, studio e ricerca. Averli visti crescere, maturare, conoscere ed aver vissuto le loro storie mi rende orgoglioso per tutto quello che stanno costruendo. Concordo nell’invito a provare le emozioni che sanno dare con i loro piatti, il loro modo di farti sentire a casa, non da ultimo l’amore e la passione che trasmettono con le loro preparazioni.

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