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Se la tovaglia non è più una virtù

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Una volta era l’emblema della brava massaia, che apparecchiava  la tavola della domenica, anzi imbandiva, iniziando dalla tovaglia più bella, bianca, uno dei pezzi più importanti del corredo che si portava in dote. Poi, nel ristorante di lusso, se non erano di fiandra non erano tovaglie: a rileggere oggi certe recensioni di ristoranti fatte sulle guide di allora, viene quasi da chiedersi se fossero pubblicità subliminali di prodotti, vista l’ampia descrizione che veniva fatta delle stoviglie con tanta di marca annessa, compresa quelle delle tovaglie. L’odiato coprimacchia messo a coprire la tovaglia in molti ristoranti frequentati da un gran numero di avventori , veniva giudicato un abominio, una dimostrazione di locale non all’altezza: per ogni tavolo bisognava utilizzare una vera tovaglia, stirata direttamente sopra onde evitare le pieghe, e pace se il costo di lavatura e piegatura da distribuire su ogni coperto andava alle stelle: altri tempi! Già allora si utilizzavano le tovagliette di carta nelle pizzerie magari sponsorizzate affinché diventassero efficace strumento di pubblicità:insieme al tovagliolo di carta diventavano l’emblema della ristorazione economica e senza pretese, magari che poi nel conto ci fosse la voce “coperto” un po’ faceva storcere la bocca ma succedeva. Poi è arrivata la genialata del concetto di arte povera applicato alla sala: basta con queste sovrastrutture inutili, si deve mangiare direttamente sul tavolo, come nelle osterie del passato, con le posate appoggiate senza alcuna protezione, lì dove altri sono passati prima di noi: Demodée anche la tovaglietta del servizio all’americana, simbolo di un’idea di ristorante casual ma importante. Quindi ora le pizzerie e le trattorie sono state superate da destra da alcuni ristoranti “di lusso”, un po’ come successe negli anni Settanta ai tempia della “Nouvelle cuisine”, quando la povertà di ingredienti nei piatti diventò un must imprescindibile per rimanere alla moda. Aspetto con ansia il ritorno delle tovaglie di plastica che si usavano nei refettori scolastici, una bella passata di spugna, magari la stessa per tutta la sala, e tornano ogni volta come nuove!

Credits linit.it

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

2 commenti

  1. Fabrizio Pianta on

    Non me parlare.
    Qui in Inghilterra, dove mi sono trasferito a vivere, la tovaglia e’ un miraggio e c’e’ da ritenersi fortunati se sulla tavola si trova una tovaglietta all’americana.
    Per carita’, non si paga il coperto, ma trovo questa cosa assolutmente disgustosa. Sara’ una mia “forma mentis” o l’abitudine a mangiare sempre sopra a una tovaglia sia a casa che al ristorante….ma la mancanza di protezione sopra la tavola e’ una cosa che mi ha sempre infastidito…anhe quando andavo al pub.
    Trovarmi a mangiare col piatto e le posate direttamente sul tavolo, dove hanno mangiato in non so quanti prima di me e avendo la consapevolezza che se m’e’ andata di culo il personale ha forse passato giusto uno straccetto zozzo e umidiccio per dare una pulita, e’ una cosa che mi manda ai pazzi, soprattutto considerato QUANTO si spende per mangiare fuori in questo paese….anche nel piu’ modesto pub di campagna.

  2. Perfettamente d’accordo con quanto sopra. Ci tengo a dire che questa abitudine e’ diventata di moda perché i costi della lavanderia incidono troppo e pesano sulla gestione ed il coperto da sempre un po’ fastidio agli ospiti.

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