Sconvolgere i riti natalizi? Quando mai!

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Ci siamo, tra domani e dopodomani si celebra la sagra del cibo natalizio. Mi ci avvicino sempre con una certa rilassatezza a questi giorni di festa, a causa, ritengo, dei miei ricordi da bambino, quano i giorni che precedevano il Natale erano caratterizzati, al contrario di adesso,da una frenesia ed ansia notevoli:essere figli di un pollaiolo ( a Firenze esisteva la distinzione tra chi vendeva carne rossa o meglio bovina e quelli che vendevano polli, conigli e caccaigione) voleva dire vedere i genitori tornare a dormire la sera tardi, non vederli rincasare per pranzo, visto che allora usava, ed andare in bottega per "fare la gita" :tradotto in italiano, portare la spesa a casa dei clienti.Vedere mia madre preparare galantine di pollo, arrosti misti, polli e conigli ripieni( un’antesignana del "pronto da cuocere") mi incuriosiva alquanto. Per noi il pranzo consisteva nell’iper classico cappone lesso con salsa verde, preceduto da crostini di fegato, brodo con un po’ di pastina. A volte seguiva l’altra metà del cappone in umido, ed infine ricordo mio padre che invocava l’apertura del panforte e dei cavalllucci, visto che nessuno amava i dolci in casa, eccetto lui, ed il pandoro e il panettone erano riservati alle colazioni. A quarantatre anni, continuo a mangiare le stesse cose di allora, visto che la madre ottantenne continua a prepararle, in una sorta di rito consolatorio, dopo che passo l’anno a visitare i ristoranti ed assaggiare le cose più strane. Quello che mi concedo, ddiverso rispetto al passato, sono i grandi vini, che per l’occasione sono quelli che trovo veramente meritevoli di essere stappati. Mi incuriosisce sapere quali sono i vostri pranzi di Natale..

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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