Salcheto: il nuovo modo di intendere il Nobile di Montepulciano

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Michele Manelli è anima, mente, cuore e a volte braccia di un’azienda vinicola di Montepulciano all’avanguardia. Un nuovo modo di intendere il Nobile, non solo per la qualità, ma anche per il modo in cui vengono prodotti i suoi vini. Ecco l’intervista a “l’uomo di Salcheto”, ricca di spunti e di chiavi di lettura di un mondo di passioni.

Come e quando inizia la tua esperienza a Salcheto?
Era il 1994 e passando per Montepulciano in vacanza sono rimasto folgorato da questo luogo che sembrava quasi sospeso nel tempo, apparentemente immobile ma potenzialmente al centro del mondo. Ho pensato che fare il contadino proprio qui e proprio nel vino sarebbe stato perfetto per coronare il mio sogno di infanzia; così ho finito col fare anche imprenditoria e buona politica che erano le altre mie passioni.

Com’è cambiato il mondo del vino da vent’anni a questa parte?
Da quando ho cominciato io poco più di vent’anni fa mi sembrano cambiate due cose: il settore si è fatto da un lato molto competitivo, la vita è decisamente meno facile di prima per i suoi operatori e con questo non voglio lamentarmi, perché rimane un settore privilegiato per numeri, prospettive e qualità della vita; dall’altro lato è decisamente cambiato il linguaggio dal momento in cui stiamo finalmente creando un prodotto dai contenuti più ampi ed in un certo senso pop, rispetto a quel mito intoccabile che si percepiva negli anni della corsa all’oro.

Se non fossi un vignaiolo di Montepulciano, come giudicheresti il Nobile?
Faccio fatica a non farmi influenzare da quella carica di amore e odio che si prova nelle storie vere… Direi comunque che dentro al bicchiere il Nobile è sempre un bel colpo, con quel lato fresco ed elegante che lo fa uscire sempre bene, a tavola ma non solo, con un rapporto qualità/prezzo sbalorditivo e tanto fascino da raccontare negli intrecci con il suo territorio. Fuori dal bicchiere lo percepirei invece ingessato in un vestito classico e ingiallito che comunque non gli si addice in quanto classico non è.

I tuoi vini come raccontano il territorio?
A mio avviso esaltano quel lato moderno, talvolta avanguardista, che questo territorio ha saputo cogliere nel tempo. Una “Nobiltà”, passatemi il gioco di parole, illuminata che lotta per un ideale in maniera semplice e spontanea. E poi sono dei sangiovese: il sangiovese a Montepulciano è una cosa davvero speciale.

Pensi che Salcheto porti avanti un percorso originale, oltre che nella produzione di vini di qualità, anche in direzione di un modello di sostenibilità ambientale, economica e sociale?
Penso che abbiamo fatto cose interessanti, finalmente di grande attualità e che diventeranno presto normalità.

Come definiresti i tuoi vini?
Dei classici contemporanei, insomma moderni. Li voglio infatti per lo più di Sangiovese in purezza, cerco le note originali di questo territorio come la mineralità o un’acidità vibrante, ma sono anche ossessionato nel farli diventare il più morbidi possibile, perché piacciano davvero a tanti. Sincerandomi sempre che raccontino anche una bella storia dal punto di vista etico e sociale.

Dalle vigne più mature di Salcheto, la vigna del Salco (2 ha.) e la vigna del Laghetto (3,5 ha.), nasce Salco, Nobile di Montepulciano docg. Si ottiene grazie ad un clone aziendale di sangiovese prugnolo gentile che ad ogni vendemmia raggiunge con facilità una leggera surmaturazione. Dopo 2 anni di legno affina fino a 4 anni in bottiglia prima di essere messo in commercio.
Michele Manelli presenterà con Leonardo Romanelli le annate 2003, 2005, 2006, 2007, 2011, 2013 di Salco nel corso della verticale in programma a Villa Olmi Firenze giovedì 17 gennaio. Info e prenotazioni per la degustazione e per la cena: tel. 055637710, frontdesk.villaolmi@toflorence.it.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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