Filippi

Ristoro Lucarelli in Chianti

1

Certo che a volte l’immaginazione tradisce: i pensieri sono legati spesso ad una memoria che uno si inventa e non è reale, peccato poi al risveglio scoprire la realtà, non terribile ma nemmeno quella anelata. Di cosa parlo? Dell’immaginaria trattoria tradizionale, che uno vorrebbe sempre trovare secondo un suo schema mentale che comprende rispettivamente: un camino acceso in inverno, e perché no, in estate; il marito in sala e la moglie in cucina; la tovaglia a quadri; l’ambiente caldo e accogliente, i vini semplici ed accessibili come prezzo; i cibi del territorio, ben fatti e con porzioni ben calibrate. Poi però, se anche molti di questi fattori risultano presenti, l’alchimia non accade. Sulla strada Chiantigiana, quella che unisce Firenze e Siena passando dal Chianti,  dopo Panzano, ad un bivio si prende la strada per Radda in Chianti e si arriva in località Lucarelli: il nome del locale è “Ristoro Lucarelli “ e quindi nell’insegna si legge trattoria e B&B, la moderna versione di locanda. Appena entrati, si nota il banco del bar, la parte di vendita degli alimentari, ma anche i tavoli dove mangiare, tutto insieme allegramente. Manca il “retrobottega”, la saletta dove si fermano solamente coloro che devono mangiare seduti, nella sala unica la commistione con chi è in piedi per prendere il caffè, o che si avvicina allo scaffale per prendere la bottiglia di vino o di olio o altro da mangiare è continua e non è certo piacevole se si vuole indugiare a tavola. Mancano le tovaglie, i tovaglioli sono di carta e questo già un po’ deprime. I salumi assortiti  di antipasto sono corretti, i carciofi sott’olio buoni,la ribollita fa il suo dovere senza però far impazzire, il peposo risulta appena acquoso, non così aromatico, anche se il pomodoro non c’è e nemmeno il soffrittola scelta dei vini è limitata, dai ricarichi correttissimi anzi: a tavola si spende come acquistarli sullo scaffale. Il servizio è “normale”, la spesa contenuta e quindi? Forse bisognerebbe pensare che il passato non era così romantico, che si mangiava per necessità e senza grandi fronzoli, che il caos era quotidiano e la privacy era una parola del tutto sconosciuta. I sogni, talvolta, meglio lasciarli nel cassetto

Share.

About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

1 commento

  1. Caro Leonardo, purtroppo hai pienamente ragione. Il contesto lo conosco bene e non mi permetto di criticarlo perchè non mi fermo li da diversi anni. Ma mi permetto di dire una cosa: proprio il contesto dovrebbe regalare qualcosa di molto vecchio e tradizionale. Quelle belle trattorie di una volta dove il cibo era semplice e gustoso, i piatti erano pochi ma genuini e il cavolo nero era quello dell’orto d’inverno dietro la casa…….. Tutto questo non esiste più.

Leave A Reply