Ristoratori disperati costretti alla resa

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Se il lockdown di marzo ed aprile ha messo a dura prova i ristoranti della penisola, la stretta attuale, nella quale la parola lockdown è abilmente nascosta, metterà la parola fine ad un tipo di attività che ha sempre caratterizzato il Belpaese, quella della ristorazione come l’abbiamo sempre intesa.

locale vuotoDifficile pensare che dopo questa volta sia possibile prevedere una ripartenza, considerato che non è una chiusura imposta, e quindi, nessun contributo sarà dato a lavoratori e titolari di attività che si troveranno costretti ad interrompere per sempre il lavoro: senza introiti per affitti, consumi e fornitori, quale futuro potrà attenderli? Il settore ha risposto in maniera adeguata alle continue nuove regole imposte dalle autorità, eccezion fatta dagli assembramenti fuori dai locali, ai quali è stato poi posto rimedio, ma a quanto pare non è servito a niente. SI va per tentativi, si dice “State aperti” e intanto sindaci, presidenti di Regione e ministri, dicono di stare a casa. Stupisce la  classe politica, che sembra colta ancora più impreparata da questa seconda ondata di pandemia, della quale, ci sono molti articoli a testimoniarlo, si è parlato fin dalla prima ondata. Un settore nevralgico come quello della scuola è stato lasciato a se stesso, si ripete come un mantra l’acronimo DAD, come fosse la panacea che risolve tutti i problemi, sapendo benissimo che non lo si può applicare in maniera continuativa, pena la grave insufficienza formativa di generazioni di alunni. Nell’emergenza è ovvio che si debbano prendere decisioni drastiche e diventa difficile alzare critiche, ma forse è il caso di non rimanere in silenzio. I trasporti pubblici sono il focolaio di diffusione più evidente, ma non sono migliorati, il sovraffollamento è regnato sovrano e sono diventati la prima fonte di contagio. Inutile chiamare i medici e gli infermieri eroi, è assurdo che debbano lavorare in condizioni estreme, come se fosse piombata dal cielo una maledizione non prevista: di questa, sapevamo dell’arrivo, ma nessuna opera in prevenzione o programmazione è risultata adeguata. Non siamo soli, è vero, tutto questo succede nel mondo, ma non basta considerarsi tutti sulla stessa barca, compito delle istituzioni è quello di risolvere il problema della loro area di appartenenza, dialogando per trovare soluzioni più efficaci, di concerto con gli altri amministratori.

uomo solo

 

 

 

 

 

 

E i settori economici legati all’enogastronomia? Lo scenario più  probabile è l’ingresso sempre più diffuso e stabile di catene del food, che spazzeranno via anni di tradizione culinaria, in virtù di costi bassi, gusti omologati, gestione del personale standardizzata, che non metterà certo in luce le eccellenze, in ogni settore. Sembra quasi un destino annunciato, un mondo frastagliato di piccole imprese non piace a nessuno, politici e sindacati per primi, meglio discutere con pochi detentori di potere che affrontare un arcipelago di tante isole di qualità artigianale.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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