Filippi

Ristorante Momio a Firenze

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Via Pisana è diventata, nel corso degli anni, una strada ad alto tasso di ristorazione, soprattutto nell’ultimo tratto, che la collega a Borgo San Frediano. Tutto partì con il primo brew pub cittadino, poi l’arrivo di un locale sold out tutte le sere come il Fuor d’Acqua, le pizzerie, anch’esse modaiole per motivi diversi, gli wine bar, i ristoranti entici. Poi, in mezzo a tutto, c’è sempre stato un locale dalla vita avventurosa: è stata la finestra fiorentina de “Il paese dei Campanelli” di Barberino Val d’Elsa, il  ristorante russo, un succedersi di gestioni che sembrano oggi trovare pace: ha aperto Momio, ad opera di Marco Lagrimino e Nadia Moller, coppia nella vita e nel lavoro. Dopo la scuola alberghiera a Viterbo, tanta esperienza a Londra, poi a Firenze, ha lavorato con Vito Mollica ed Entiana Ozmenzeza, prima di lanciarsi in questa nuova avventura. Appena entrati pochi tavoli ed il bancone del bar: lì viene servito un menu ristretto a pranzo , con alcuni piatti di una tradizione internazionale, tra tutte le “Eggs Benedict”, che fanno tanto romanzo di Agata Christie, mentre la cucina che più rappresenta il loro mood è quella della sera. Nel pomeriggio, c’è modo di fermarsi per bere un tè, sorseggiare magari un distillato: l’idea sarebbe quella di fare un locale multifunzionale che si trasforma a seconda del momento. Appena aperto il ristorante, il successo della critica è stato immediato, con toni di grande esaltazione, che tanto ricordano  quanto è successo negli anni passati con altri cuochi, poi bruciati sull’altare della vanità, non quella personale. Marco ha una carattere che ricorda molto quello di un “hombre vertical”, molta sostanza e poca fuffa, e nei piatti si esprime secondo concetti rigorosi, di attenzione, pulizia e metodo. Il menu cambia spesso, certi piatti non torneranno, altri diventeranno dei classici, ma quello che conta è capire lo stile della proposta.Il menu è legato ad una proposta limitata, quattro piatti per ogni portata, con l’ingrediente principale elencato nel titolo. La cipolla rossa con riso e pecorino è una costruzione ardita, con anche il gelato al formaggio protagonista, contrasto di sapori e consistenze azzeccato ma più corretto che emozionante. Più intriganti i gamberi rossi con Gin Evra, caprino e aneto, dai profumi più intensi e prolungati. In una cucina che ricerca anche nelle forme e nei colori il consenso, da rivedere la presentazione dell’halibut, con sedano rapa, yuzu, pompelmo, avocado e nocciola, su toni beige non accattivanti, dal gusto equilibrato e piacevole. La guancia di maiale con il proprio jus, servita con cipollotto e  crema di farro sconta lo stesso problema di colori, con la carne cotta perfettamente, dal sapore ben amalgamato al resto delle componenti. SI chiude con i dolci proposti da Sarah Frasson: eccellente la proposta di yogurt , pistacchio, ciliegie e liquore all’amarena. La carta dei vini deve trovare forma e armonia: bene che non ci sia una scelta enciclopedica, ma deve essere maggiormente pensata e costruita secondo la proposta gastronomica. Servizio cortese ed affabile. Antipasti dai 13 ai 15 euro, primi 15, secondi dai 16 ai 20, dolci 9 euro.

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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