Risotto alle fragole, chi era costui?

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Per chi non ha vissuto quel periodo può sembrare un piatto come molti altri, ma per chi c’era negli anni Settanta, soprattutto verso la fine, rappresentava il tocco esotico del menu, il gusto chic della cena di gala, la visione lucida e brillante del piatto fuori dagli schemi, insomma la novità che faceva sentire alla moda le persone che lo mangiavano.

risotto fragole

 

 

 

 

 

 

Magari dopo la prima forchettata poi il commento di alcuni era quello di Alberto Sordi , quando voleva fare l’americano e mangiava carne, senape ed altro  prima di buttarsi avidamente sugli spaghetti, ma all’epoca come rinunciare a quello che rappresentava un abbinamento ardito? Ovvero frutta nel primo piatto, un colore altrimenti rilevabile solo su preparazioni dolci, un gusto  molto cremoso e avvolgente, al limite del dolciastro causa impiego lauto di grassi quali burro e panna. Prima fa capolino nelle liste di ristoranti chic per poi trasferirsi nelle pizzerie da cento voci per ogni pietanza, un po’ come la star del cinema ridotta a fare le televendite.

risotto fragoleOggi potrebbe diventare un perfetto oggetto di modernariato, era bello, poi diventato brutto, ora fa tendenza. Tendenza di che? Già e poi come lo sui prepara realmente? La fragola la si deve sentire o no a livello gustativo? La puntina di zucchero va messa? E lo champagne per sfumare? Sembrano tutta una serie di ingredienti sprecato in questo assemblaggio. Poi, ancora per la mantecatura solo burro e panna o dose copiosa di parmigiano grattugiato?

Malgrado faccia discutere ancora oggi e incuriosire, non è mai salito al rango di “classico” che non si discute più come il prosciutto e melone di estiva memoria. E non lo farà mai.

 

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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