Ricomincio da Dario…Cecchini!

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“Mac Dario”: 250 grammi di ciccia tritata e grigliata, patate cotte arrosto con gli aromi, cipolla, le “sue salse”, come il ketchup del Chianti, la mostarda liquida di peperoni, la senape fatta in casa, acqua il tutto a 10 euro. Questo è il pranzo di ieri, in una Panzano deserta, che solo da lui scoppiava di persone giunte da tutta Italia. E’ solo una delle proposte di Dario, il resto ve le andate a scoprire qui, ma mi ha fatto piacere trovare l’ambiente di sempre, vivo e vitale, con la macelleria dove si serviva l’aperitivo del Chianti a tutti i clienti e dove Dario rifiuta d vendere le cose se non è il momento giusto. Un esempio? Il polpettone caldo tolto da poco dal forno, che non poteva essere messo sottovuoto altrimenti si sarebbe sciupato durante il viaggio. Non è presunzione, è voler far bene il proprio lavoro, con il sorriso sulle labbra e riprendendosi un po’ il tempo che scorre troppo in fretta..

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

16 commenti

  1. Ciao Leo,
    ritengo Dario u bel personaggio e cred che abbia il suo meriato successo, ma sulla qualità dei suoi prodotti, non sono sempre d’accordo e non mi riferisco alle stupide polemiche di qualche mese fa che erano senza dubbio figlie di qualche malinteso o dimenticanza, ma più semplicemente a prodotti acquistati nella sua macelleria a peso d’oro e poi rivelatisi molto molto discutibili ( es, salame toscano e salsiccia) Saluti ste

  2. Dario la sa lunga
    professionista e comunicatore di gran livello, rimasi impressionato da come riuscì a stregare mia madre – quando andammo al solociccia – recitando a memoria una poesia di Salvatore Di Giacomo . . .

  3. Il successo mediatico di Dario Cecchini porta moltissime persone ad aspettarsi
    l’impossibile dai suoi prodotti. Conosco Dario da anni e di una cosa sono certo:
    lo standard qualitativo dei suoi prodotti è uno dei più alti e costanti che, nel mio lavoro di cuoco (e come appassionato di cibo) ho riscontrato sul mercato.
    E’ vero, il prezzo dei suoi prodotti fa crescere subito l’aspettativa del cliente ma i suoi prodotti sono fatti in casa e mantenere una macchina come “quella” macelleria non ha gli stessi costi di una gestione “familiare” come spesso succede in quel tipo di attività.
    Capita anche a me di fare tali valutazioni quando vado a mangiare in un ristorante e ritengo che il conto sia stato troppo alto per il cibo e il servizio offerti ma anche per il dispendio di mezzi che ho potuto percepire. Come dice uno che conosco e di cui non ricordo il nome “in questi casi il cliente ha una sola possibilità:pagare il conto, poi se non vuole tornare non tornerà!”
    Inutile quindi puntar sempre il dito e magari ricordiamoci che in questo momento abbiamo indosso un paio di jeans di una nota marca, fatti fare da aziende che sfruttano il lavoro in nero, del costo di si e no 10 euro e però pagati 120 nel bel negozio con la commessa che ci diceva “ma come ti stanno bene!!!”.
    Almeno questo, da Dario, non è mai successo.

  4. lorenzo guidi -

    @ Leo Romanelli
    Stavolta spero non parta la discussione dell’altra volta!
    No!Stavolta non ci casco!No!
    Buon lavoro Dario!

  5. Sono stata da Dario lo scorso agosto, ed è stata una rivelazione. A parte il posto, bellissimo, l’atmosfera nella macelleria Cecchini è incredibile: ci sono persone contente di lavorare, la cui unica missione è far star bene gli ospiti. E Dario è rimasto una persona autentica nonostante il successo e la notorietà. Il nostro pranzo a Solociccia si è prolungato per quattro ore, ad un certo punto è arrivato un rappresentante di vino dell’Umbria e ci siamo messi ad assaggiarlo tutti insieme. Dico io, dove lo trovate un posto del genere? E soprattutto, vista la qualità del cibo e la quantità, non capisco perché qualcuno dica che è caro. A me, in confronto ad altri ristoranti, sembra addirittura economico. Solo che è un po’ fuori mano, l’ultima volta siamo partiti da Treviso apposta per andare a mangiare da Dario… ma devo dire che ne è valsa la pena. Bravo Dario, e bravo anche Leonardo che ha un blog colto ed interessante.

  6. @Leo: Eataly è un supermercato, alla fine, è i prezzi sono elevati, ma è il supermercato che vorresti trovare in paradiso, ecco 😀

  7. spinta dalla curiosità che il post di Leo mi aveva suscitato sono andata ieri a mangiare un Mac Dario. ambiente carino, moderno e curato, personale simpaticissimo, qualità ottima, spesa irrisoria! abbiamo provato sia il Mac Dario (che preferirei cotto senza crosta di pane, assorbe troppo il grasso) accompagnato da patate al forno e verdure saltate strepitose, sia il piatto Accoglienza (pinzimonio, sushi del Chianti, tonno del Chianti, porchetta e polpettone).
    Non avete idea delle porzioni!!! Nonostante l’appetito smisurato non siamo riusciti a finire l’Accoglienza che è davvero “infinita”!!!!
    2 Mac Dario e 1 Accoglienza (ma per due è troppa roba, la prossima volta si dimezza) caffè e vino 45 euro.
    secondo me un validissimo rapporto qualità/prezzo.

    la carne al coltello da Eataly è la mia passione…ma perché una passione deve escluderne un’altra??
    buon anno a tutti

  8. “…rifuggo la virtù ed inseguo il vizio…”
    Dario, uomo di vitrù o di vizio ricolmo? preferisco pensare alla seconda, perchè è personaggio storico, come un certo Fabio Picchi, al di la della loro qualità (leggibile se vogliamo come virtù) sono monumenti della nostra cultura, appassionati e affabili istrioni ed è per questo loro essere ambasciatori del “godersi la vita” che li considero portatori di vizio.
    vobis bone!

  9. @stk: ti dirò…per certi versi si assomigliano…volevo dirglielo, al Cecchini, che sta diventando il Picchi di Panzano…ha colonizzato mezzo paese, come il “cibreista” in S. Ambrogio, ma non sapevo come l’avrebbe presa…
    personalmente non posso dire che mi facciano una gran simpatia (soprattutto il Picchi), tendenzialmente davvero troppo sgarbati, ma supero volentieri ogni mia antipatia (e per me non è cosa da poco) in nome del buon cibo!

  10. Sono stato ieri a pranzo dal buon Cecchini al “Solociccia”.
    Il cibo è davvero ottimo, personalmente avrei preferito un servizio a tavola leggermente più veloce e con meno pause tra una portate ed un’ altra, ma ogni volta che arrivava qualcosa era una piacevolissima sorpresa…il ramerino in culo, piccole palline di girello battuto e solo scottato, è qualcosa di incredibile!
    Consigliato per gruppi sia grandi che piccoli…bravo Cecchini, alla prossima!

  11. Antonio Di Chiara -

    In quel di Panzano mi sono sentito amabilmente preso in giro, simpaticamente spettatore della furbizia (?) del Cecchini. Da Solociccia si parte con un (simpatico) pinzimonio che diventa oltremodo appetitoso via via che il tempo di attesa della ciccia aumenta. E la ciccia si fa attendere, attendere, attendere…I commensali, presi per fame, rischiano di diventare vegetariani, sgranocchiando carote e gambi di sedano…poi passano ad auto-produrre pezzi di pane con olio, intanto che i Sacerdoti della bistecca ne ritardano, sapientemente, la cottura. Ma ecco! quando gli ospiti sono satolli di vegetali nel tempio della carne, la (simpatica) banda Cecchini si accinge a servire un cosiddetto e immancabilmente simpatico “sushi” di carne (grigliato!): una porzioncina da nouvelle cuisine viene propinata, e il primo assaggio di carne è già andato!
    Poi è il turno di un altro assaggino di ciccia, piuttosto callosetta anzi-che-no; intanto gli ospiti si passano ciotolini di fagioli, mentre gli inservienti ti scaricano nel piatto un cartoccino di alluminio con dentro una patata (poi ne seguirà un altro con una cipolla)…arriva un altro pezzetto di ciccia, appartenente ad una fiorentina vista da lontano con la quale ci servono una ventina di persone. Nel mentre, il Cecchini è apparso con il suo simpatico faccione, urlando quanto è buona e quanto è bella la ciccia, aggiungendo quello che evidentemente è un suo cavallo di battaglia: “to beef or not to beef”, che strappa una risatina agli ospiti di lingua inglese. La Sua apparizione si ripeterà anche nelle sale interne.
    Insomma, per cinquanta euro a testa, si mangiano un pinzimonio e tre assaggini-ini-ini di ciccia (aggiungo che la qualità non mi è sembrata granché), un po’ di lardo aromatizzato, denominato il “burro del Chianti”, una cipolla e una patata, un pinzimonio e un po’ di fagioli. Se si ha la pazienza e la voglia di aspettare, vi servono addirittura un caffè ed un grappino.
    Il tutto portato a grandi tavolate di persone sconosciute le une alle altre, tipo sagra di paese, adagiato su simpatiche tovagliette di carta. Da bere, un simpatico vinello rosso che si deve guardare dagli attacchi del Tavernello nelle zone basse della classifica.
    Ma tutti, lo avrete capito, sono e soprattutto vogliono essere a tutti i costi simpatici, caratteristi e caratteristici, mentre vi fanno vedere come cuociono la carne.
    A me tutto ciò è sembrato più uno spettacolino per turisti e forestieri, che quando vedono la bisteccona ancora da cuocere scattano foto e fanno filmini.
    Un simpatico spettacolino, appunto, perché poi nel piatto arriva ben poca cosa per azzardare un approfondito giudizio sulla qualità che, forse, mi pare, mi sembra che…non valesse il viaggio in quel di Panzano.

  12. Antonio Di Chiara -

    piccola correzione: quanto sopra si riferisce al menù fisso dell’ Officina della Bistecca, sempre di Dario Cecchini, e non Solociccia (sempre di Dario Cecchini :-))) )

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