Radda fuoristrada coi vignaioli di Radda

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di Sabrina Somigli

vignaioli radda

Il titolo pone un forte problema di disambiguazione e potrebbe portare il lettore stesso fuori strada, inducendolo ad attribuire alla frase significati inappropriati del tipo:

-A Radda hanno preso a qualche granchio. Non mi risulta, nonostante le lontane origini marine dei Monti del Chianti.  E comunque i vignaioli raddesi preferirebbero di gran lunga prendere un cinghiale. Su questo punto poi ci torniamo.

-Sono andata fuori strada sulla via del ritorno. Evento plausibile dopo una giornata a Radda, se non si ha la forza di sputare o di poggiare il bicchiere quando è il momento. No, non ho sbandato (tranne che per qualche Sangiovese assaggiato)

-I vignaioli di Radda hanno perso la bussola. Manco per il cappero. Ci hanno condotto Off Road si, ma senza perdere la strada maestra, alla scoperta di una Radda sconosciuta ai più. Superata l’ambiguità polisemica vi racconto chi sono i Vignaioli di Radda e cosa è successo quel magico venerdì pomeriggio.

I Vignaioli di Radda sono un’associazione, che c’è ma non c’è. Non c’è sulla carta, ma di fatto esiste “siamo dietro ai documenti per l’ufficializzazione” dice Angela Fronti, “ma il tempo è poco, perché quel giorno siamo a potare, quell’altro a vendemmiare, quell’altro ancora a  imbottigliare”. Esiste, ed è un gruppo unito, pervaso da un grande spirito collaborativo, che unisce aziende grandi e minuscole; un bel progetto dal forte spirito inclusivo, mosso dall’idea che si impara tanto l’uno dall’altro.

La mission dei Vignaioli è anche quella di far conoscere sempre di più il territorio di Radda,” è importante vedere il territorio per poterlo sentire nella bottiglia” sottolinea sempre Angela, e quale modo migliore di un bel giro in Off Road?  Detto fatto, 5 fuoristrada stile safari africano (ma senza fucili eh!) con a bordo una trentina di fortunati operatori del settore, che si diramano in varie direzioni all’esplorazione vera del territorio raddese.

A bordo con me una formazione di tutto rispetto: alla mia sinistra Luca Canapicchi, noto fumettista pisano, insomma quel genio che ha creato Nedo (su ma’), in pratica un quasi resident guest qui a Radda. Alla mia destra il video maker dell’evento, Federico Cianferoni, figlio di Paolo Cianferoni di Caparsa, tanto per capirsi. Con macchina fotografica e cavalletto si sporge dal finestrino come un equilibrista,  salta dallo sportello con macchina in corsa, risale al volo, riprende la jeep da ogni angolazione, perfino da dietro, beccandosi giusto un pochina di polvere di sterrato, mi correggo,  polvere di terroir di galestro misto a macigno chiantigiano e alberese. In consolle Andrea Frassineti, profondo conoscitore di questi vigneti, di ogni loro angolo più nascosto, ci guida per dei percorsi che Overland fatti da parte. Confesso di aver pensato almeno un paio di volte..ok il tour si ferma qui, Sabrina preparati a uscire dalle selva raddese con le ballerine di cuoio. Il percorso si snoda tra i vigneti di Castello di Radda, fino su all’erta di Radda, poi ancora più su fino a Volpaia, poi attraverso le vigne di Montevertine, cui segue l’ardito guado della Pesa, per poi salire fino dentro l’orto di Piero Lanza (Poggerino), a fianco alle piante di zucche giganti, con le quali Piero partecipa ai concorsi per la zucca più grande d’Italia. E ancora più su fino al Castello di Albola con vista mozzafiato sulle colline chiantigiane.

Bosco e qua e là vigneti, spesso recintati da reti e accessibili tramite cancelli. No, non si teme il furto delle preziose uve ad opera di massaie golose o furbi fruttivendoli, anche se suonerebbe parecchio fico dire ho fatto la schiacciata con l’uva di Montevertine. Qui il problema vero sono gli animali. Cinghiali in primis, daini e cervi sono il primo fattore di danno alla produzione viticola raddese. Qui più che in altri luoghi del Chianti o della Toscana. E sobbalzando qua e là tra le buche e i fossi delle strade poderali ci si rende conto del perché. A Radda è il bosco a caratterizzare il territorio, (oltre all’uva buona). E i cinghiali mica sono stupidi: trovano uva in tanta altra Toscana, mica morirebbero di fame altrove, ma hanno capito che è come andare in vacanza e dover scegliere tra il mare di Piombino e quello dell’Argentario. E proprio per sensibilizzare il pubblico su questo aspetto, il menu della serata, guarda caso prevede tanta selvaggina: “una dieta a base di carne di daino, cervo e cinghiale è estremamente salutare” scherza Martino Manetti. Poi quando si arriva all’assaggio c’è poco da scherzare: questi vignaioli sanno il fatto loro e ti tirano fuori delle “robe” che ti lasciano interdetto pure in annate simpaticamente ignoranti come la 2014. Ma questi raddesi duri e cocciuti non ne sbagliano una, in barba alla siccità, alle grandinate e agli ungulati invasori.

Radda Off Road but never off track.

Il seminario

Non finisce certo qui. Dopo il radda –safari  segue alla Casa del Chianti Classico un bel seminario dal titolo “La California in Chianti”, tenuto dalla dottoressa Valentina Canuti dell’Università degli Studi di Firenze e l’università DAVIS in California. Un bel confronto tra le caratteristiche chimiche dei vini da uve sangiovese coltivate in toscana (di cui 3 campioni da aziende raddesi) e uve sangiovese ottenute in vigneti californiani.

All’analisi chimica emergono alcune differenze regionali nella composizione volatile e fenolica abbastanza evidenti tra i Sangiovesi dei due paesi, ma esiste anche una similitudine a livello di precursori aromatici tipici del Sangiovese, che indica una identità intrinseca del vitigno, mantenuta a prescindere dal luogo di impianto.  Ma alla chimica segue l’assaggio, e al palato anche differenze infinitesimali possono apparire nette. I vini californiani sono semplicemente diversi, non si tratta di dire se migliori o peggiori solo gustativamente diversi, in generale meno sottili dei sangiovese toscani, frutto decisamente pronunciato, un Sangiovese di origine italiana che parla un perfetto inglese ed ha praticamente perso ogni accento da emigrato.

Un grazie speciale e un forte in bocca al lupo a Giuseppe Pollio e Alessandro Boletti, nuovi gestori della Casa del Chianti Classico, per la loro perfetta accoglienza e per il buffet ben fatto e di sostanza con il quale ci hanno allietato il fine serata.

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Circa l'autore

Riguardo a Sabrina.Somigli Microbiologa poi sommelier, ristoratrice e food blogger. Cercatrice di erbe spontanee e appassionata di somme matematiche: quelle tra farina più acqua uguale mille pani diversi. Chiantigiana della Rufina, concentrata nelle dimensioni, in pratica un caratello di vin santo; dolce o secco a seconda dell' annata, dell'oroscopo e dell'umore.

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