Filippi

Racconto natalizio

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Amavano la messa di mezzanotte quando faceva davvero freddo. Allora si coprivano con cappellino di lana, guanti, golf ma niente piumino: lo odiavano entrambi, meglio uno strato in più che quell’indumento che li faceva diventare due Bibendum sgraziati. La strada per arrivare alla chiesa era buia, ma fare quei passi nella notte abbracciati era una sensazione unica. Lei lo accompagnava perché sapeva quanto lui ci tenesse, non la sentiva una costrizione, quanto un piacevole rito dove, tutto sommato, era anche interessante partecipare. Nella chiesa si radunavano persone di frontiera, Camillo era un prete spedito nel paesello per le sue prese di posizione decise, spesso in contrasto con la Chiesa ufficiale, ma riusciva a radunare a se’ persone di ogni tipo, che si ritrovavano nelle sue parole. Tanto per essere fuori dagli schemi, la messa iniziava alle una di notte, prima c’era quella per gli anziani, dove lui suonava l’organo, poi iniziava la sua. Era una bella atmosfera quella che si respirava poi, verso le due, il ritrovarsi in canonica con il vin brulé era il degno finale di una giornata che doveva in realtà iniziare. Per loro la notte non doveva mai finire, considerando l’energia accumulata, tornarono lieti a casa, con il vino che aveva creato una bella euforia. Il camino era ancora con la brace accesa, lei lo ravvivò con un ceppo di legno, poi si tolsero gli abiti in eccesso. SI abbracciarono a lungo e poi si baciarono quasi in maniera struggente: da quando avevano deciso di trascorrere molto più tempo assieme, c’era quasi un bisogno fisico di toccarsi, di fare cose, di dedicarsi del tempo. Guardarono l’orologio erano quasi le tre, uno sguardo d’intesa e filarono entrambi in cucina: erano tanti gli amici che dovevano arrivare, poi i genitori, i parenti: amavano da morire invitare persone e quella piacevole atmosfera che si andava  a creare. Lui si mise in cucina, lei invece a preparare la sala: quanto amava tirare fuori le stoviglie belle, i bicchieri dell’occasione, per non parlare della tovaglia che aveva stirato nel pomeriggio..già, non si stirava le sue camicette, magari, ma la tovaglia doveva essere perfetta. Niente voli pindarici in cucina, anzi: lui amava quelle ricette che non avrebbe mai fatto o mangiato nel resto dell’anno, e quindi tirò fuori la pasta sfoglia, con la quale avrebbe arrotolato i wurstel, e preparato i vol au vent, da riempire con i piselli surgelati al prosciutto. E poi l’insalata russa, il vitello tonnato, il brodo di cappone, i tortellini. Erano piatti che venivano serviti fino a sera, in quella piacevole alternanza di persone che li venivano a trovare, e che non si stancavano mai di mangiare. Lavoravano insieme in cucina, appena lei aveva terminato la sala, ed era bello sentirsi complici tra i fornelli. Fecero l’alba piuttosto velocemente: lui mise il caffè sul fuoco, lei tirò fuori il pandoro ed una coperta. Si misero sul divano, con la tazza in mano, il pandoro sul vassoio e aspettarono un po’ prima di iniziare. Si guardarono a lungo,  si toccarono, si baciarono e finalmente iniziarono a mangiare: il loro primo Natale insieme poteva avere inizio.

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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