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Racconto di San Silvestro

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Odiava San Silvestro con tutte le sue forze, una festa che gli pareva vuota e senza senso. L’anno che passava non è che lo mettesse così tanto di buonumore, anche se rimaneva un inguaribile ottimista. Solo che l’ultimo anno era trascorso davvero paurosamente, e non aveva voglia di partecipare a veglioni o feste dove il dovere era quello di divertirsi a tutti i costi .Nel corso del tempo aveva sempre cercato di lavorare, in modo da guadagnare qualcosa, alle spalle dei cosiddetti gaudenti: cameriere, barman, autista, parcheggiatore, anche come maschera al cinema, insomma tutto quello che passava il convento. Già, il convento: era stato anche in un monastero di clausura, una volta, a fare la notte sveglio pregando, esperienza mistica ma irripetibile, per lui. Ma questa volta era diverso: l’aveva ritrovata, un amore che pensava perduto e che invece si riaffacciava clamorosamente alla ribalta. Era lei la protagonista di un periodo fatto di adrenalina schizzata ai massimi livelli ma anche di tensioni e paure, poteva applicare tranquillamente alla sua relazione il titolo di un film di Ingmar Bergman, “Sussurri e grida”. Contrariamente a quello che si sarebbe mai aspettato, lei aveva accettato di stare con lui in una cena romantica, a due, a lume di candela. Era pazzo di felicità, ma non avendo prenotato niente, ne’ sapendo cucinare, si era ingegnato a creare qualcosa di veramente particolare. Cominciò a pensare all’apparecchiatura, che lei amava in maniera particolare, facendosi prestare tovaglia e stoviglia dalla mamma, centrotavola e decorazioni dalla sorella, bicchieri dall’amico sommelier. Poi  sul cibo, capì che fosse meglio non rischiare: comprò caviale iraniano, da consumare come antipasto, tartufo da grattare su taglierini all’uovo, anch’essi acquistati dal solito amico gastronomo, due filetti di manzo da saltare in padella . Si ricordò che a lei non piacevano le bollicine, e quindi si fece consigliare due vini, un bianco e un rosso, adatti alla bisogna: cappero, se costavano certi vini, pensò tra se’. Poi, quasi per sbaglio, vide due tartine di insalata russa, e sapeva che lei le amava tanto, se le fece incartare e le portò via. Iniziò una preparazione meticolosa della stanza, accese il camino, era pronto per cucinare, quando suonò il campanello. Un po’ presto perché fosse lei: andò ad aprire ed invece era proprio lei. Lo guardò, nessuna parola, un bacio sulla fronte, un biglietto tra le mani e via. Rimase almeno 5 minuti buoni sulla porta di casa, salutando i vicini che si apprestavano ad uscire, quindisi riprese e non ebbe dubbi. Caricò tutto in auto, si diresse alla sede della Caritas, posta in una periferia buia, con la pioggia battente che lo assillava. Scese di macchina, non aveva l’ombrello, caricò tutto tra le mani e si diresse verso la mensa. Era pioggia quella che gli bagnava il volto, sì pioggia, non certo lacrime. Entrò, lo salutarono e gli chiesero di unirsi a lui. Iniziava il nuovo anno con nuove prospettive

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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