Racconto di Capodanno

0

La buona abitudine della notte di veglia se la portava dietro fin da ragazzo: all’epoca era per l’emozione di fare una notte alzato, per la prima volta senza che i genitori avessero da dire qualcosa. Ora più che altro per l’età, che gli causava un’insonnia non pesante, che lo teneva gradevolmente sveglio. Per il 31, aboliti i veglioni e le feste in piazza, il suo tran tran era diventato l’ascolto di un concerto di musica classica, da solo, in casa con le cuffie, per non essere disturbato dai botti provenienti da fuori.

MontagnaPoi alle 22 precise, telefonava in maniera casuale agli amici che sapeva fuori dagli schemi, come lui, e radunava una varia umanità, composta da persone di età diversa, ma molto differenti anche come spirito e attività. Quell’anno la balda compagnia era  composta da un ginecologo in pensione, grande tombeur de femmes in epoca professionalmente attiva, poi rimasto solo dopo vari tentativi di darsi una regola quasi coniugale. Un’amica creatrice di cappelli che aveva messo su una boutique fatta di vestiti ed accessori inusuali, dopo aver lasciato la Borsa, dove lavorava. Una coppia dove lui faceva il fotografo morto di fame e lei era quella che gestiva la casa con il suo posto fisso, che lui tanto disprezzava ma grazie al quale campava. C’erano poi quattro donne single, 40 anni età media, sempre a lamentarsi della scarsa qualità degli uomini coetanei, ma sempre alla ricerca di un compagno in via definitiva. Infine, l’amico di sempre, l’esperto del settore informatico che tanto lo aiutava nella vita del computer. SI ritrovavano alla fine verso le 23, il tempo di stappare bottiglie, infornare pizze comprate dal fornaio, scartare cioccolatini ed affini, intavolare discussioni, a volte feroci, per poi iniziare i festeggiamenti.La scusa del Capodanno per aprire grandi bottiglie era sempre valida, e quindi si arrivava con facilità alle tre del mattino. Tutti se ne andavano, negli anni passati era rimasta una compagnia femminile, ogni volta diversa, quasi in maniera involontaria, e questo lo aveva portato a stare sveglio  senza eccessivi problemi. Negli ultimi anni, rimaneva da solo, iniziava a lavare con ritmo regolare piatti e bicchieri e di solito, alle 5 del mattino, era tutto riassettato, per prendere il primo caffè dell’anno.

Ulisse Iniziava a leggere il suo primo libro, era il momento che preferiva questa volta era una rilettura, si era posto l’obiettivo di leggere “Ulysses” di James Joyce in lingua  originale, ed il tutto lo portò alle sette in un lampo. Decise di farsi una doccia fresca, non fredda, per ritemprare le stanche membra, poi il secondo caffè e finalmente si vestì di tutto punto per uscire e conquistarsi la città: amava la camminata di Capodanno, era quella in cui radunava tutti i pensieri e i progetti per l’anno a venire.

Milano Si concedeva anche un sigaro, piacere riservato solitamente alle ore notturne, ma era come prendere una boccata d’aria genuina. Il pranzo lo aspettava questa volta ospite di amici, ed il piacere era quello della compagnia, non certo delle lasagne surgelate riscaldate. Ma la vita lo trovava sempre. in piedi

Condividi!

Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

Lascia un commento