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Racconto autunnale

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Rispetto al passato, aveva preso l’abitudine di alzarsi presto, la domenica mattina, prendere il treno e andare a visitare una città. Una bella differenza quando quel tempo non esisteva, trascorso a recuperare notti prolungate, talvolta alcoliche, spesso amorose, giorni che iniziavano alle tre del pomeriggio con un caffè e spesso morivano senza aver proferito parola con alcuno. Erano gli anni di montagne russe, dove alle “salite ardite e alle risalite”, ogni tanto le affiorava in mente Lucio Battisti, si alternavano discese agli inferi prolungate. Aveva dato un taglio secco al tutto trasferendosi fuori dal centro, quasi in campagna,  cambiando casa, scegliendo un lavoro regolare, che comunque le piaceva, all’interno di una “Libreria ad indirizzo musicale”, come recitava l’insegna. Lì si occupava di molte sue passioni e quindi i libri, la musica e la cucina. Era una libreria dove si proponeva anche da mangiare, solo a pranzo, e si era dilettata nel preparare ricette degli anni Settanta, che nessuno faceva più, e delle quali era molto golosa. L’insalata russa, le scaloppine al limone, il petto di pollo al latte, ma anche i vol au vent con la salsa di funghi e besciamella o le torte salate. Non aveva preso derive vegane o salutiste, la carta delle bevande che aveva preparato era sufficientemente alcolica, dove ai vini si alternavano le birre e i cocktail. Le piaceva passare in un giorno tra generi diversi: magari le toccava vendere un libro di Moccia, ma poi arrivava quello che le chiedeva il disco, sì il disco (!) dei Foo Foo Fighters, e accanto il ghiottone errante con il quale disquisire della ricetta originale del vitello tonnato. Forse era la sua dimensione ideale, ma il tran tran l’opprimeva alquanto e quindi, prima di andare in apnea, preferiva fuggire. La scusa poteva essere la mostra d’arte, ma anche una lettura a teatro, sempre da sola per incontrare persone nuove, senza che la dovessero legare ad un passato stancante da portare avanti. Quella domenica aveva scelto Torino, una città che doveva conoscere meglio: in testa la visita alla Mole Antonelliana, il parco del Valentino, ma soprattutto i caffè con i gianduiotti e la cioccolata calda, e magari prima gli agnolotti con il plin. Il suo rapporto con il cibo era di curiosità, non mangiava troppo ma amava cambiare. Scese alla stazione e si incamminò sotto i portici, si infilò nel caffè, contenta come una bambina: il bisogno culturale poteva attendere. SI sentiva osservata e voltandosi vide uno sguardo gentile che si posava sulle caviglie nude: unica parte appetibile di un corpo nascosto tra pantaloni e golf scuro, dopo che si era tolta il basco e il cappotto. Come lui alzò la testa gli sorrise e attaccò discorso, chiedendo cosa stesse leggendo di interessante. Il cambio del tavolo fu automatico, passarono una buona mezz’ora a disquisire di politica, libri e arte, con i pasticcini che invasero ben presto il tavolo: una passione in comune era trovata, pensò! Quando si alzò, uscendo lui si offrì di accompagnarla e lei sorridente” Certo, vieni con me che mi devo fermare in un negozio”. Continuarono la discussione in maniera piacevole, lei si era anche infilata gli occhiali e messa la sciarpa, sembrava la maestrina in libera uscita, ogni tanto rideva di gusto e lui si divertiva ad osservarla. Ad un certo punto, lei is fermò e con uno sguardo sorridente gli chiese: “MI accompagni? Compro due cose e poi proseguo”: Lui fu contento e annuendo alzò gli occhi sull’insegna: “Sexy shop”. Lei lo guardò divertita della sua espressione ed esclamò. “Guarda che dento non mordono e nessuno è mai morto dopo aver oltrepassato la soglia, vieni!”. Poteva essere terribilmente imbarazzante, a volte…

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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