Racconto a New York

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Una volta fatta la doccia, si metteva davanti allo specchio per vestirsi: aveva bisogno di controllare che il look fosse perfetto. Pantaloni attillati ma comodi,fino alla caviglia da dove partiva lo stivaletto nero basso. Sopra una camicia bianca senza collo, abbottonata fino in cima, quindi una giacca. Filo di trucco agli occhi, collana girocollo e anello, regali a cui teneva particolarmente malgrado tutto poi era pronta per partire. Ci volevano 40 minuti in metro, ancora accettabili per New York , ma lei si muoveva con largo anticipo, anche perché aveva voglia di conoscere e vivere la città nella quale si era trasferita da meno di un anno. Era stato uno dei suoi obiettivi mentre era ancora a lavorare nella campagna veneta, si era messa a ristudiare inglese e la voglia era quella di cambiare lavoro e continente. Uscita dall’appartamento, si fermò a fare colazione al bar vicino a casa, non avrebbe mai preso l’abitudine di bere caffè o cappuccino per strada o in metro. Aveva bisogno di appropriarsi del suo tempo, quindi si fermava, ordinava cappuccino, che trovava fantastico, brioche ed apriva il suo tablet. Il primo mese era sempre a guardare le notizie italiane, ora invece si incuriosiva dapprima a conoscere quello che succedeva in città. Aveva abbandonato l’interesse politico, si era concentrata su se stessa e tra se’ e se’ pensava di esserselo davvero meritato. L’incarico di responsabile del reparto moda femminile di Macy’s non era stato preventivato: tutto era nato come impiego da commessa, primo impiego tanto per capire cosa avrebbe potuto fare in seguito, ma la sua capacità l’aveva fatta salire rapidamente di grado. Ora, non che lei si fosse mai interessata a vestirsi secondo le nuove tendenze, ma evidentemente un gusto innato, la capacità di consiglio, una certa curiosità le aveva permesso di diventare una referente importante per le signore che frequentavano il suo reparto. Le piaceva portare vestiti a far provare, osservare, anche dire no quando era necessario. E poi ogni tanto si divertiva a pensare che lei potesse rappresentare una sorta di trainer in una squadra, con tutte queste donne, a pendere dalle loro labbra, perennemente seminude, mentre lei era rigorosamente vestita con il suo tailleur: la vera motivatrice ! Quel giorno si era presa mezza giornata libera, voleva andare a provare Le Bernardin: la passione per i ristoranti e la cucina non l’aveva abbandonata, ne aveva frequentati tanti con lui..un pensiero fugace che subito cacciò dalla mente. Uscì e con passo veloce arrivò sulla strada per prendere un taxi, non voleva arrivare in ritardo, la puntualità era sempre stato il suo forte. Entrò e quasi si scontò con una massa quasi informe che era entrata dall’altra portiera. Il tempo di riaversi un attimo e lo vide :”Tu qui! Nel mio taxi!”. Si misero a ridere mentre il conducente mostrava segni di impazienza. “Tu dove vai?” ” A Le Bernardin, ho fissato per pranzo”. ” Anche io vado lì” esclamò lui. “Solo che non ho prenotazione, spero salti qualcuno in lista d’attesa” concluse sconsolato. E lei di rimando “Spero abbiamo anche una giacca da prestarti, altrimenti non mangi” e rise in maniera leggermente perfida. Dettero il via al tassista e cominciarono a parlare, ma sembravano entrambi usciti da un sonno profondo: non riuscivano bene ad articolare parola, uscivano fuori frasi senza senso, a volte scontate, ma poi si guardavano e ridevano. Non era stato facile dimenticarlo, ed in effetti non ci era riuscita, lo doveva ammettere: quando poi lui guardandola negli occhi disse la stessa cosa, la fitta nello stomaco fu troppo forte e partì uno schiaffo che la rilassò. Arrivarono a breve a destinazione, entrarono nella hall e subito la receptionist fece presente il problema della giacca ma, ovviamente, non mancavano quelle in prestito. Si guardarono l’uno con l’altra, sapevano che l’armonia per loro nasceva anche da vestirsi in sintonia e in effetti, erano perfetti, uno accanto all’altra. Arrivati al tavolo, lei lo guardò ancora più intensamente esclamando “Sappi bene che non ho nessuna intenzione di rovinarmi il pranzo per te. Non voglio recriminazioni sul passato, stronzo!”. Forse alzò leggermente la voce perché si girarono dai tavoli accanto ma lui fu come al solito splendido nel prendere la situazione in mano” Ottimo vino, ma credo che per oggi sarebbe meglio festeggiare con un Dom Perignon Rosé, che dici? Siamo in un ristorante francese, d’altronde.::”. Scoppiarono a ridere e capirono che per quel giorno un po’ di cose sarebbero successe…

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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