Quattro amiche a colazione la domenica

0

Quando la sveglia iniziò a suonare iniziò una serie di parolacce che nemmeno uno scaricatore di porto i poteva permettere: Silvia era andata a letto alle sei e quel trillare osceno della sveglia alle sette la rintronò del tutto, ma si acquietò, pensando che era stata proprio lei a decidere il ritrovo con le altre la domenica mattina alle otto: Era stato quando si accorse che non si vedevano più, si sentivano solo per messaggi ed il non vedersi, toccarsi,litigare, ridere insieme era un rischio grosso di perdersi. D’altronde Eugenia lavorava fuori città e si era messa a fare corsi di yoga in campagna, unita alla produzione di qualche formaggio, una sorta di pendolare alla rovescia. Fabiola era quella più tecnologica, assistente di tante aziende nella gestione dei social, il che la portava a girare come una trottola mentre  Ginevra era l’unica ad avere un lavoro fisso da impiegata, frustrata nelle sue problematiche sentimentali ed anche con quell’avarizia congenita che la portava a limitare le sue uscite. Fu Silvia dunque ad istituire la domenica a colazione, mai in casa, sempre in una nuova pasticceria, per dar modo a tutte di alzarsi, lavarsi, truccarsi e vestirsi a modo. Era una delle cose che aveva notato, nel corso del tempo, il lasciarsi andare, essere trasandate, non curarsi, lei che aveva in mente sua madre che tutte le sere, prima che tornasse suo padre dal lavoro, andava in camera, si metteva un po’ di cipria e il rossetto. Altri tempi ed altri uomini le veniva da pensare, mentre si infilava sotto la doccia, compresi i capelli, che aveva tagliato da poco. Notte intensa, quella trascorsa, l’acqua era benefica, un po’ troppo alcol nel corpo , ed un finale in auto con lui, che suscitava in lei un’attrazione strana: più se ne voleva allontanare e più ci trovava avvinghiata, in compagnie improbabili, serate leggere, ma con la voglia poi di liberarsene, anche nel profumo della pelle: per questo la doccia era necessaria. Scelse un tubino, calze scure, stivali e si trucco non pesantissima, ma cercando di coprire le palpebre indubbiamente calate. Il bello di essere la domenica fuori alle sette e trenta era il silenzio e la calma della città. Arrivando al bar, vide un venditore abusivo di fiori, e comprò un mazzo di roselline rosse, da distribuire in maniera equa alle sue amiche. Entrò per prima, ma appena messa a sedere arrivò Eugenia, con la sua mise finto campagnola, con un sorriso stampato che portò Silvia a salutarla in maniera beffarda” Tu hai appena finito di trombare” e il sorriso di risposta risultò più eloquente di qualsiasi altra frase. Poi Fabiola si presentò con vestito di lana, parigine e un nuovo colore dei capelli: era radiosa,e Silvia le chiese il motivo, che non era certo sentimentale: infatti, era stata scelta la sua opera di visual art per una mostra e voleva raccontare cosa avesse fatto. Infine Ginevra, che stupì tutte, con gonna corta, scarpe con il tacco e trucco ben assestato e le altre compresero che, dopo di loro, un incontro con un rappresentante di sesso maschile poteva essere previsto: lei era brava anche di economizzare tempi e costi. Arrivarono i bomboloni alla crema e i cappuccini con la panna montata: Silvia era stanca ma felice ed iniziò a parlare…

Share.

About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

Leave A Reply