Quando lavavo lo spago..

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Aver fatto il cuoco negli anni Ottanta è stata un’esperienza indubbiamente utile per vari motivi. Era il momento nel quale si stava trasformando la professione, chi ci accedeva cominciava ad avere una formazione, professionale e culturale sempre maggiore, si andava finalmente perdendo l’immagine del “Coco lezzone” per assumere quella di una persona capace di stare anche al pubblico, di trasferire i propri insegnamenti a chi lavorava insieme, a curare le ricette anche da un punto di vista nutrizionale.spago da arrosto

A 18 anni, andai a fare la “stagione”, ovvero a lavorare durante i mesi estivi,  in una località di montagna vicino a Firenze, il Saltino, meta all’epoca di villeggianti, citazione da “Amici miei” lo ammetto, provenienti anche da altre regioni. Me la ricordo bene perché tornai dimagrito di 6 chili in un mese e mezzo, avendo praticamente smesso di mangiare, impegnato com’ero tra cucina e marcia,lo sport che praticavo all’epoca nel pomeriggio. Non mangiavo perché non sopportavo di farlo dopo il servizio, quando avevo solo voglia di uscire.

Saltino ReggelloTra i tanti aneddoti, che potrei raccontare di quell’esperienza,  mi sovviene quello dell’arrosto di manzo: una volta preparato e cucinato, quando sta per iniziare il servizio e devo affettarlo  vado a tagliare lo spago quando sento un urlo della cuoca: “Fermo che fai?”. “Taglio lo spago”. “Ma sei pazzo, se ti vede il padrone (allora si chiamavano ancora così…) “. “Ma cosa ho fatto?”: “Hai tagliato lo spago!” “Esatto e allora?”. “Lo devi togliere così” e mi mostrò che andava fatto solo il taglio all’altezza del nodo. “In questo modo si srotola, lo si lava e dopo può essere riutilizzato!”. Rimasi letteralmente basito ma all’epoca c’erano molte altre cose che mi dovevano stupire…

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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