banner4

Punch al mandarino, ricordi autunnali di partite di calcio

0

Ebbene sì, è bene confessare e dirlo subito: ho bevuto anche da minorenne. Niente di letale, ovvio, se oggi sono ancora vivo e vegeto è stato per un sano controllo dei consumi, ma tra i mille assaggi fatti sotto gli occhi vigili di padre e madre, non posso dimenticare il punch al mandarino dello stadio. La partita era un rito non tradizionale, ci sarò andato tre o quattro volte l’anno, grazie ad amici di mio padre che, vista l’età, talvolta non sfruttavano l’abbonamento in tribuna dello stadio Franchi ( sto parlando di Fiorentina, chiaro, a Firenze tifare altro quasi non si può…) e quindi, il mio inserimento tra il pubblico era tra adulti, non andavo certo a mescolarmi in curva, non avrei avuto nemmeno il fisico per sopportare due ore di cori, urla, salti, balli ininterrotti. Allora le partire si giocavano  rigorosamente al pomeriggio, inizio 1430, quindi il pranzo  era alle 12: verso le 1530, chiaro che la voglia di consumare qualcosa nasceva spontanea. Faceva freddo, in autunno ed in inverno, e vedere queste persone che si avvicinavano a questi banchi, da dove estraevano fumanti bottigliette di colore nero e arancione, scatenava le fantasie più recondite. Una volta lo prese anche mio padre, quello arancione: mi guardò e me lo porse, ne presi un sorso e devo dire rimasi estasiato. Calore che si mescola a profumo, sensazione piena ed appagante, dolce al punto giusto: seguii il secondo tempo in estasi, non sentivo il freddo, tutto era “luxe, calme et volupté”. Poi forse oggi lo trovo sguaiato, dolciastro, falso ma che dire? Sono le sensazioni primarie che rimangono…

Share.

About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

Leave A Reply