Podere Conca, storia di famiglia a Bolgheri

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Silvia Cirri, co-titolare del Podere Conca, non ti invita a visitare la sua azienda, ti invita a pranzo a casa sua, in quella casa a Bolgheri che per tanti anni è stata la dimora vacanziera della sua famiglia milanese, e che a un certo punto è diventata il centro del suo progetto di impiantare viti e produrre vini, senza temere l’ombra dei “giganti” vicini di casa.

Podere ConcaParla del suo sogno con amici e parenti, coinvolge quelli nei cui occhi riconosce la scintilla di chi ci crede: il nipote Giovanni Gastel Jr., l’amico di sempre Livio Aloisi e poi Manuela Gastel, Virginia Archinto Rocca Saporiti e Flavia Aloisi. Sa che la realizzazione del progetto richiede la pazienza delle tappe intermedie, ma il suo approccio scientifico da medico di lungo corso le ha insegnato a non avere fretta e a circondarsi di persone capaci.

All’inizio era solo questione di coordinamento, perché non c’erano viti, non c’era raccolto, non c’era la cantina. Poi, un passo alla volta, è arrivato tutto. Oggi Podere Conca produce, da viti proprie e nella propria nuovissima cantina, il bianco Ellèboro, il pluripremiato Agapànto e l’Apistòs, nomi tutti ispirati ai fiori che crescono nel giardino del Podere, anche in omaggio alla mamma di Silvia, appassionata di botanica.

Podere ConcaSi è circondata di un team tutto femminile, ma Silvia ci tiene a precisare che la scelta di genere non è aprioristica, lei sceglie in base alle competenze: il fatto che siano tutte donne ha reso l’avventura più divertente.

La giovanissima enologa Linda Franceschi ci illustra la cantina e le vigne, rimarcando la – categorica – filosofia aziendale: divieto assoluto di utilizzare prodotti di sintesi.

Podere ConcaQuando arriviamo al casale, rimango per un attimo ipnotizzata da quelle tre porte rosse socchiuse, ho l’impressione di trovarmi dentro a un gioco tipo Monopoli: quale porta scelgo di aprire? In realtà sceglie Silvia per noi, aprendo quella centrale che è l’ingresso principale della sua casa.

La degustazione prevede una verticale di Agapànto Bolgheri Rosso DOC, un blend di cabernet sauvignon, cabernet franc e ciliegiolo, quest’ultimo normalmente in percentuale del 20%, tranne nelle annate, come la 2020, in cui ha sofferto per le gelate e pertanto presente in percentuale minore.

Podere Conca2016: olfatto di mora di rovo e prugna Stanley, impronte floreali di petali di rosa macerati, cioccolato fondente e legno di cedro. Sorso dinamico e gustoso, che ricorda il succo di melograno, e divertente retrolfatto di pepe verde e cardamomo. Tannino setoso e perfettamente fuso.

2017: al naso libera profumi di iris, cuoio, foglia del mirto e muschio, con un tocco di pepe e polvere di caffè.  Al gusto è ricco e deciso, con una chiusura fruttata di ciliegia Ferrovia nella quale il tannino rotondo si mantiene disciplinato.

2018: esprime da subito sentori più netti dei precedenti: mirtillo, legno di sandalo, liquirizia, chiodi di garofano, inchiostro di china. In bocca risulta più fresco, ha un sorso aperto, e la sottile scia sapida accompagna un tannino saporito.

2019: viola, amarena, tabacco, con un lieve ritorno balsamico di resina di pino e mentuccia e una stuzzicante speziatura di ginepro. L’assaggio riporta a note prevalentemente fruttate, con la presenza riconoscibile dell’arancia sanguinella. La struttura sostiene la trama tannica fitta.

2020: la degustazione è un’anteprima, perché la 2020 uscirà a Luglio. Nonostante il profumo più “chiuso” e il frutto più compresso, si avverte immediatamente ciliegia sotto spirito, arancia rossa, chinotto e cacao. Al palato evidenzia note di erbe aromatiche fresche di macchia mediterranea, peperone crusco, susina Drago. Tannino e componente pseudocalorica ben integrati nella struttura. Nel finale, nuance balsamiche di eucalipto.

Apistòs IGT Toscana 2019 100% Cabernet Franc: lampone e ribes rosso, concentrato di pomodoro, karkadè, cannella. Con la piacevole freschezza che rende il sorso leggero, si inserisce di buon grado nella nuova tendenza del pubblico di ultima generazione, dei vini rossi toscani dalla struttura più snella, dal gusto meno avvolgente e dal volume liquido molto accattivante. E’ un vino che farà parlare molto di sé.

Podere ConcaTerminata la verticale, ci spostiamo in sala da pranzo, dove ci aspetta una tavola che è un dipinto di tradizione ed eleganza: i candelabri, le porcellane, i cristalli. E un menu cucinato per noi da Simonetta Cerboneschi, anche lei membro del team femminile di Silvia, che ci delizia con un antipasto di insalata di mare tiepida e una caprese nel bicchiere, accompagnate da Ellèboro IGT ToscanaBianco 2021: Viognier, Chardonnay e Sauvignon blanc, solo acciaio, 13%. Giallo paglierino con cenni dorati, libera profumi floreali di gerbera e margherita, delicati ricordi erbacei di erba tagliata e foglia di campanula bianca. Alle note agrumate di mandarino si accompagnano pesca nettarina e salgemma. Il finale rivela un discreto corpo.

Podere ConcaLe mani esperte di Simonetta hanno poi elaborato delle superlative tagliatelle sul colombo, abbinate all’Agapànto Bolgheri Rosso DOC 2018: la freschezza del sorso sublima la tendenza dolce delle tagliatelle, e anche del colombo, struttura e trama tannica sostengono la complessità del piatto.

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A seguire, pollo toscano farcito con verdure al forno, accompagnati da Agapànto Bolgheri Rosso DOC 2018 e Apistòs ICT Toscana 2019, quest’ultimo ideale a dare slancio alla farcitura del pollo.

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Infine, la coppa di torta mimosa, sulla quale Simonetta ha riprodotto fedelmente le tre porte rosse del casale, che costituiscono anche il logo di Podere Conca.

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Circa l'autore

45 anni, avvocato, ho dedicato alla danza l'infanzia, l'adolescenza e parte dell'età adulta. Dopo aver sotterrato le scarpette in giardino per raggiunti limiti di età, mi sono dedicata al tango argentino e alla fotografia, ma mai al decoupage.Per anni ho coltivato la passione per il vino e nel 2020 sono diventata Sommelier AIS. Scrivo molto, ma di più leggo. Mi piace mangiare al ristorante perché ogni locale è un microcosmo regolato dalle leggi dello chef, a cui mi affido con ironia e disincanto.

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