Perché fare ora la farinata con il cavolo nero

1

Per i toscani è un must invernale, riesce a soddisfare vari bisogni: quello della fame, vista la sua densità, quello della voglia di olio nuovo, che viene utilizzato in maniera copiosa, quello dei profumi, visto e considerato che non si disdegna l’utilizzo di aglio ed erbe aromatiche. Ma anche a primavera ha il suo fascino, con il fresco che ancora si può sentire al mattino, con il suo elemento consolatorio che  è l’avvolgenza palatale e la cremosità, con un cavolo nero che ancora si trova. L’olio ha perso la sua irruenza e rimane felicemente fragrante al naso. Brutta davvero da vedersi, ma buona a mangiarsi.

fagioli fiascoParte come una ribollita, ma non è una ribollita. Raggiunge il minestrone a metà strada ma non è un minestrone..insomma, è una classica zuppa, dove sono obbligatori fagioli e cavolo nero, che viene completata con la farina gialla, fatta cuocere come una polenta, montata con olio extravergine e servita, in maniera più o meno densa. Magari ci è scappato un osso di prosciutto o un po’ di lardo mentre cuoceva la verdura, non ci starebbe affatto male. E se avanza? Tagliata a fette e grigliata, oppure fritta, insomma , si riutilizza bene

cavolo nero

 

 

 

 

 

 

 

 

Io la faccio così: taglio la cipolla e l’aglio a fette sottili e poi li metto in una casseruola, ci metto sale fino, pepe e comincio una rosolatura. Attenta, precisa ma anche decisa, lunga, a seconda della giornate mi cade del lardo, ma altre volte preferisco la versione vegana. Poi il cavolo nero a foglie, lo faccio insaporire, quindi goccio leggero di vino bianco, per quel tocco di acidità che non mi spiace. Fagioli cannellini con la loro acqua a seguire, li ho lessati con solo aglio e magari ci cade anche quello. La cottura prosegue facendo attenzione che il sapore si mantenga alto, quindi aggiungo sale, perché poi ci metto la farina gialla, che ne sottrarrà in parte. La verso a pioggia, non tantissima e lascio cuocere a calore minimo, senza girare. Solo sul finale unisco olio a filo e giro in maniera pugnace. Alla fine ho due scelte: o vado di profumo e allora aggiungo timo e maggiorana a profusione, o cerca solidità, e quindi burro e parmigiano. Un riposo breve e poi inizio a mangiarla.

Condividi!

Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

1 commento

Lascia un commento