Filippi

Penne alla Braccio di Ferro,nostalgia canaglia

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Si, ok, lo confesso, le ho mangiate. Ero giovane ed ignaro di quello che facevo, eravamo all’inizio dei favolosi anni Ottanta, e nelle pizzerie erano uno dei piatti che andava per la maggiore. E le ordinavo quando volevo dimostrare che anche io consumavo le verdure, evitando quel giorno di divorarmi  una pizza maialona, ricolma di wurstel, salsiccia e prosciutto, o quando volevo abbandonare la sicurezza delle penne alla sorrentina, ovvero mozzarella e pomodoro messe in forno: un’estasi di godimento e incazzatura, con quei fili che si attorcigliavano dappertutto, eccetto che sulla forchetta, ma comunque gustose. Ordunque, le penne alla Braccio di Ferro prevedevano ( o forse ancora prevedono? Sigh, c’è chi le mangia ancora mi sa…)spinaci lessati e passati uniti a panna e parmigiano. Nella crema così ottenuta, si tuffavano le penne da saltare e completare con una bella manciata di pepe. Ora, la motivazione al consumo è ardua da trovare: non  hanno la disperata aberrazione delle penne alla moscovita, e nemmeno l’opulenza cadente dei tortellini panna e prosciutto,sono un piatto inutile nella sua povera semplicità. Blocca lo stomaco senza motivo, una mappazza alla quale veniva aggiunto, talvolta un tuorlo d’uovo, oppure la ricotta, a formare un composto compatto e difficile da sciogliere. E quindi, perché dover ingerire un primo che nemmeno può dare il brivido del peccaminoso, l’intrigante sensazione della voluttà, la lussuriosa  sensazione di avvolgenza palatale? Lasciamole cadere nel dimenticatoio, come ricordo indelebile di un passato che è bene non torni più.

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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