Filippi

Panorama restaurant Hotel La Scaletta a Firenze

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Un classico luogo conosciuto più dai turisti che dai fiorentini, ma  abbastanza chiaro il motivo: a due passi da Piazza Pitti, ci si arriva solo a piedi o in taxi, il che determina una certa pigrezza nel fiorentino medio. A suo vantaggio, la possibilità di mangiare su due terrazze, poste  su due livelli diversi, per girarsi attorno a rimirare un paesaggio indubbiamente da sogno, dal Forte di Belvedere alla cupola del Duomo, passando da Palazzo Pitti . Meglio venirci in piena estate, quando il sole cala  tardi, ma anche a fine stagione conserva il suo fascino, mangiando nell’oscurità. Ovvio che lo spazio debba essere sfruttato al massimo, quindi i turni sono precisi, 1930 e 2130, e se si deve aspettare sul turno successivo, bisogna comprendere. Non esattamente intimo il luogo, considerando che i tavoli sono ravvicinati, ma considerata la clientela, difficile che qualcuno rimanga ad ascoltare quello che dite, a meno che non siate abili conversatori nella lingua di Albione. Il menu è calibrato, sei proposte per ogni portata, indubbiamente curiose nella lettura, sperando così che l’esecuzione non deluda. Il cameriere e sommelier è accattivante nel servizio, ha molta esperienza con una clientela straniera, ne conosce i desideri, i modi e i tempi: ogni tanto deve resettarsi sul cliente italiano, altrimenti può stonare, ma risulta competente e prodigo di consigli. Stuzzichino offerto, una crema di sedano rapa, che però si ritrova subito nell’antipasto ordinato: peccato, perché il polpo rosticciato con crema di sedano rapa e datterini confit” è buono e conferma le aspettative, in quanto croccante, e dal buon contrasto dolcezza acidità. Gli “gnocchi di porcini disidratati, al gambero rosso di Mazara e basilico” sono ben costruiti, delicati, mancano magari di personalità nei profumi. I “tagliolini al cacao, acciughe, menta e bottarga al tonno rosso “Selezione Speciale” non convincono: può essere stato il piatto di quella sera, tra l’altro nemmeno messo in conto correttamente, ma il mix genera una pietanza nel quale i profumi stonano con un gusto non equilibrato. Meglio la Ricciola agrumata con carbone di seppia e friggitelli”, quest’ultimi proposti in crema, solo che appaiono di nuovo i datterini del polpo nella guarnizione. Buona però la consistenza del pesce, morbida senza essere asciutta, e dal buon sapore. Possibile scelta di dolci, dai titoli impegnativi come il “Cheese cake di caprino, biscotto di Prato, confettura di pomodorini e grappa”, ma i dessert saranno per una prossima occasione. La carta dei vini è insolita, con scelte personali del sommelier che generano una lista inconsueta e divertente, suddivisa in maniera non canonica, legando i prodotti tra se’ per lo stile. Peccato però che l’annata non sia citata e che quella proposta non sia più disponibile: capita ma è un peccato che si adotti poi una politica di ricarichi elevati, vanifica un po’ il bel lavoro di ricerca. Antipasti dai 10 ai 25 euro, primi tra 5 e 18, secondi dai 20 ai 25 eccetto che per la bistecca, dolci dagli 8 ai 10 euro. Un bel potenziale da esprimere meglio.

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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