Paglia e fieno: perché aveva successo?

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In fondo si tratta di tagliatelle, buone, perfette, ma tagliatelle. Il fatto di mescolare quelle verdi e quelle gialle, creava quella curiosità in grado di creare, in tempi non sospetti prima dell’avvento della parola, lo “storytelling” che riempiva un piatto di significato. Paglia e fieno hanno un senso applicati alla pasta? Certo che no, ma è un nome che diventa subito facile da ripetere, un “marchio” che permette di visualizzare la proposta. Certo, poi bisogna capire come vengono condite: pasta gialla Bologna, pasta verde Ferrara, quello che dicono alcuni testi, anche se c’è chi contesta tale versione,  pensando che la pasta verde sia comunque patrimonio della città petroniana. Ma il ragù dovrebbe essere obbligatorio…dovrebbe, anche perché l’affermazione arriva con panna prosciutto e piselli, modello tortellini. Nelle versioni più nefande la salsa rosé ha imperato, quindi panna, pomodoro, magari bacon e cognac per arricchire, oppure una paurosa versione come la mare e monti, dove piaceva unire ancora una volta due nomi: funghi e vongole in una connubio di dubbio gusto e personalità. E se ora si riproponesse la paglia e fieno partendo dalla qualità delle pasta? E quindi lavorare sugli spinaci, sulle uova e su tutto quello che regala sapore e colore? Poi sul condimento prefeito sarebbe da capire se deve essere protagonista o al contrario accompagnare solamente il gusto della pasta. Quale potrebbe essere la versione della paglia e fieno attuale?

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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