Pablo Picasso a tavola

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La pittura è una delle mie passioni, ma direi proprio l’arte in generale lo è, con particolare predilezione per l’arte contemporanea. Mi piace pensare a legami tra il mio lavoro che è però anche amore,,ovvero il mondo del cibo e del vino, con quello dell’arte, ma spesso trovo distanze siderali. Ovvero, i miei artisti preferiti hanno trascorso anni, se non tutta la vita, a non avere un soldo per farne due e quindi, difficile pensarli a poter scegliere le migliori etichette di vino o mangiare nei ristoranti più chic. Più facile che anelassero a bottiglie paurosamente buone, ma si accontentassero di liquido alcolico che potesse scorrere nelle loro vene: l’assenzio fu uno di quelli.Partiamo allora da un personaggio ossessionato dall’idea di essere povero : Pablo Picasso. Non lo è ma stato povero, e soprattutto i suoi eredi ne hanno beneficiato in maniera copiosa delle sue ricchezze. Me lo immagino più facilmente attratto dal fascino subdolo dell’assenzio, ma lui è uno dei pochi sopravvissuti di un’epoca che ha visto morire giovani tanti pittori che hanno poi visto riconosciuta la propria arte solo in seguito. Lui no: ce l’ha fatta in vita. Ho chiesto aiuto per la parte artistica ad Elisa Martelli, guida turistica ma anche sommelier FISAR, per avere notizie precise proprio sul lato che coinvolge un quadro che mi ha colpito. Partiamo però dall’autorePablo Picasso

Pablo Picasso

Donnaiolo, prolifico, geniale, Pablo Picasso (1881-1973) è indissolubilmente legato al Cubismo. Come dimenticare Les Demoiselles d’Avignon (1907), dipinto – ambientato verosimilmente in un bordello – che segna la nascita di una nuova corrente artistica. Anche se il suo capolavoro resta l’urlante Guernica (1937), imponente tela che mostra il bombardamento di questo paesino nel corso della guerra civile spagnola.

Dopo Malaga e Barcellona, Picasso partecipa alla vita bohémienne parigina, entrando in contatto con artisti quali Georges Braque, Amedeo Modigliani, Guillaume Apollinaire. La sua lunga carriera è in genere divisa in quattro periodi: il malinconico Periodo Blu, dal colore dominante delle tele di quegli anni, il Periodo Rosa, dai colori caldi che raffigurano soggetti in prevalenza legati al mondo del circo, l’ormai noto Periodo Cubista (analitico e sintetico), in cui si crea una nuova concezione artistica grazie alla scomposizione delle forme e alla frammentazione dei punti di vista, ed infine un ritorno ad un’arte più “classica”. Pittore, scultore, grafico, costumista teatrale, amante della vita, Picasso vive due guerre e ci lascia negli anni ’70 del Novecento, all’età di 92 anni.

Etichetta Mouton PicassoIL VINO

La ricchezza ostentata di Picasso non era legata ad abiti o tenori di vita particolarmente sfarzosi: erano le case che si poteva permettere, gli amici che poteva ospitare, l’essere più che l’avere. Che vini avrà bevuto? Francesi sicuramente la sua patria di elezione. Ma erano più forse vini da osteria, dei Claret, dei Beaujolais village, non era il nettare di Bacco un elemento che faceva risaltare la sua “regalità“. Le foto che lo ritraggono a tavola, fanno notare sempre un’apparecchiatura semplice, niente di ricercato nei cibi e nei vini. Certo, doveva essere un prescelto da tempo  per Chateau Mouton Rotschild per la sua etichetta d’artista eppure la proprietà tardò, tanto che l’amico Georges Braque l’aveva già preceduto con un’annata favolosa, come il 1955. Per una volta l’etchetta di Chateau Mouton Rotschild fu scelta post mortem. Avrebbe amato quel vino ? Oggi ha un costo di poco meno di 600 euro. Cabernet sauvignon e merlot. Forse poco virile per lui., chissà.

Bottiglia di vino PicassoDescrizione del quadro – Bottiglia di vino

Esempio di opera del “Cubismo analitico”, fase iniziale del movimento cubista sviluppata con l’artista Georges Braque intorno al 1910-12, si contraddistingue per l’aspetto frammentario e la tavolozza dei colori quasi monocromatica. Marrone, nero, grigio, sono colori che non distraggono dalle forme bidimensionali. L’oggetto è scomposto in forme geometriche, i piani si sovrappongono, i punti di vista si moltiplicano, fino a scomporre la bottiglia di vino in molteplici segmenti che ne rendono ardua l’identificazione. Non si rappresenta l’oggetto ma si ricostruisce, si ricrea grazie a piani sovrapposti.

 

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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