Osteria La Befa a Murlo

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A volte sarebbe meglio vivere di soli ricordi, anche gastronomicamente parlando; certe esperienze si possono ripetere, altre rimarranno uniche e sarà una delusione cocente cercare di riviverle. L’osteria La Befa rappresentava l’ideale di trattoria tipica: distante da tutto, nel centro di un borgo di poche case, svolgeva il ruolo di ritrovo per gli abitanti della frazione, che ci venivano a bere il caffè, ma anche a comprare qualcosa per casa e, nel passato, era il contatto con l’esterno per la presenza della cabina telefonica all’interno del locale. Per i buongustai, poi, era una tappa fissa per venire a mangiare piatti di selvaggina: tanti chilometri in strade sterrate ripagati da una cucina semplice e gustosa. Oggi si respira aria di decadenza: la gestione è sempre la stessa ma forse la stanchezza ha preso il sopravvento.Si entra in quello che era il bar, ma le vetrine sono vuote, poche bottiglie alle pareti. Da lì si accede ad una saletta, che in inverno si riscalda a fatica; l’altra comunicante, non è nemmeno apparecchiata. Gli affettati dell’antipasto sono ordinari, le tagliatelle al ragù molto untuose, buoni i fegatelli al forno, gradevole la faraona arrosto. Le patate fritte sono fatte al momento, fresche, e già questo non è poco. Volendo si possono chiedere i pici, ma altra scelta non c’è. Il vino è solo lo sfuso della casa, ma meglio evitare. In estate si mangia all’esterno, e da lì si gode di un panorama rasserenante. Il caffè esce con fatica dalla macchina espresso, e si ha il tempo di osservare le foto alle pareti, quando il locale era meta di gruppi, con persone dallo sguardo espressivo, di chi è satollo ma felice. Due piatti e il caffè, 18 euro. Ideale per nostalgici sognatori.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

6 commenti

  1. Una volta era meta di pranzi e cene di tanti gruppi di giovani che partivano appositamente da Siena, oltre che dai paesi vicini, per andare a mangiare alla Befa. Ricordo ci cenci di carnevale serviti con il miele, davvero strepitosi…Ora alla Befa, alla stazione di Murlo ci scendono turisti e curiosi che si avventurano nelle crete con il treno natura…Un esperienza da fare.

  2. Oh mamma, La Befa. Ero tra quelli (studenti) che partivano da Siena per andare a mangiarci il cinghiale. Ai miei tempi (’92-’96) c’erano quasi solo pappardelle, cinghiale in umido e insalata. Faceva circa 20mila lire e il vino era terribile. Ma l’esperienza indimenticabile, forse anche grazie ai bellissimi paesaggi lì intorno.
    Sono troppo nostalgico e sognatore e dunque mi sa che non ci torno… 😉

  3. Franco Martelli -

    Io invece ero uno di quegli studenti dei primi anni ’90 che avevano sentito parlare di quella trattoria e non hanno mai avuto occasione di andarci a mangiare.

    Non avendo ricordi “ingombranti” con cui confrontarmi, che faccio… ci vado?

  4. A rileggere quello che scrivi, aldilà della verosimile stanchezza (in assenza di foto che documentino la decadenza) mi pare possibile che la passata (ridotta) consapevolezza di ciò che era buono davvero possa aumentare la distanza percepita da ciò che oggi descrivi.
    In altri termini: fu vera gloria quella dell’osteria dei tempi andati che, a riassaggiarne i piatti col gusto di oggi, potremmo trovare non “approcciabile” come dici?
    Di certo, considerata la strada da fare, non vien voglia di mettersi in viaggio!

  5. Franco Martelli -

    Il problema forse è proprio il tempo che passa… ed i gusti che cambiano.

    Chissà… forse al tempo d’oggi anche Proust, nel riassaggiare a distanza di 20 anni le sue madeleines, ci troverebbe difetti… 🙂

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