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Osteria Il Pavone a Firenze

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Se chiedete ad un fiorentino se esiste via del Pavone vi guarderà stupito e indeciso sul fatto che lo prendiate in giro, ma basta nominare piazza della Passera che il viso si illuminerà sicuramente: vicino a piazza Pitti, non lontano da Ponte Vecchio, nel cuore del centro storico della città gigliata, una strada lastricata in pietra che termina direttamente nell’Osteria del Pavone. Nato da poco dalla volontà di Mauro Consolati, storico chef dell’osteria del Cinghiale Bianco di Borgo San Jacopo e Marco Masselli, rappresenta un bell’esempio di come si possa coniugare cucina tradizionale ad ambiente ricercato ma attuale  e concetto moderno di servizio. All’ingresso, il bancone del bar sulla sinistra, con gli sgabelli che possono permettere già li una sosta per l’aperitivo: ad operare tra bicchieri e bottiglie Silvano Evangelista, che si sposta anche ai tavoli con un carrello per fare il cocktail in diretta, in attesa dell’arrivo delle pietanze. Bella ricerca di distillati e liquori, produzione in proprio di infusi per aromatizzare i vari miscelati, bravo anche nella preparazioni di bevande analcoliche, a partire da tisane ed estratti. In cucina, la linea decisa da Mauro è quella di piatti nei quali sia facile ritrovarsi, affidandosi alla tradizione, ma ben eseguita. Non mancheranno i crostini di fegatini per iniziare, bagnati nel Vin Santo, e quasi commuove ritrovare il flan di carciofi con fonduta di pecorino, espressione di una cucina casalinga borghese degli anni Settanta, che conquista sempre il palato. Nasce per esaltare il tartufo l’uovo in camicia con purea di finocchi, ma è valido anche senza l’aggiunta. Come primo, da provare il raviolo gigante di ricotta e spinaci con ragù di coniglio, perfetto in cottura ed equilibrio di sapori, altrimenti da assaggiare un’insolita vellutata di patate viola con quenelle di ricotta e crumble di pane tostato. Perfetto, come secondo l’agnello: cottura rosa, adagiato su salsa di castagne e accompagnato da patate nocciola. Nella sua semplicità attira anche il trancio di salmone con maionese fatta in casa. SI chiude con piccola scelta di dolci golosi. La carta dei vini è affidata a Gianni Morosini, che ha creato una lista personalizzata, non banale, con ottima proposta di vini naturali, ai quali si affiancano altri del territorio, in un mix divertente, che spingerebbe ad ordinare tutto al bicchiere. In sala opera Tiziano Chiti, professionale, cortese, preparato. Tre portate escluso vini sui 50 euro. Conviene fermasi anche uscendo, magari per provare un distillato non comune.

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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