Olio aromatizzato una contraddizione in termini

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Uno dei prodotti che da sempre mi ha lasciato sorpreso, in senso negativo,  è l’olio aromatizzato. Alcuni anni fa, un selezionatore toscano creò una linea di oli extravergine di oliva dove venivano inseriti altri oli essenziali tipo la rosa, il pepe, lo zenzero, ma non riuscirono a sfondare sul mercato. Altri invece sono ancora attuali: tra i prodotti che riscuotono un certo successo, troviamo l’olio al tartufo in primis, quindi quello al limone e infine quello al peperoncino, utilizzato in pizzeria (sic!) e fatto anche in casa. Che senso ha un olio aromatizzato? Se l’olio EVO è di ottima qualità, avrà i propri aromi da esaltare che non dovranno essere “coperti” da sostanze non integrabili, siano anche esse di origine naturale. Perché la rosa nell’olio, quasi fosse un gewurztraminer analcolico? Perché il pepe rosa che si può aggiungere all’alimento indipendentemente dal grasso?Perché il tartufo, anche se so bene perché, che rende indigesto qualunque alimento al quale si accompagna? L’olio aromatizzato è dunque una sorta di edulcorante della realtà, l’inutile pennellata che dovrebbe esaltare e invece svilisce. E’ come la MILF che va sotto i ferri pensando di scatenare passione ma poi, visti i risultati, genera solo tristezza e risentimento.  Eppure viene usato, a qualcuno piace, si trova in tutti i gusti, e qualche barman zuzzerellone riesce anche a farlo bere in qualche cocktail: Sarebbe solamente da eliminare, la qualità di vita alimentare di ognuno di noi ne sarebbe allietata.

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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