Filippi

Odio il ghiacciolo

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Eppure da piccolo mi sarebbe dovuto piacere: economico, dolce, colorato, tutte caratteristiche che attraggono un bambino. Essendo poi, il sottoscritto, di quella generazione sopravvissuta alla guida dei ciclomotori senza casco, alle automobili senza seggiolino per bambini e cintura della sicurezza, cosa vuoi che rischiasse per un quintale di coloranti artificiali versati a profusione nella massa ghiaccia? Facile riconoscere, una volta arrivati al congelatore del bar, quello verde alla menta, quello arancione …all’arancia va da se’, quello nero alla Coca Cola( esisteva pure quello!). Poi iniziava la tortura:addentarlo era un tentato suicidio per lo shock termico ai denti, leccarlo non procurava un piacere immediato perché doveva perlomeno acquistare qualche grado. Una volta giunto alla temperatura giusta, iniziava a gocciolare, procurando spiacevoli sensazioni di appiccicaticcio, il che portava a terminarlo il prima possibile. Insomma, una botta di calorie inutile e di poco godimento. Quando inventarono quello con lo stecco centrale da mangiare, alla liquirizia, fu il colpo definitivo. Da allora ho abbandonato i ghiaccioli in tutte le forme, possono essere fatti con l’essenza della rosa purpurea del Cairo, o contenere il distillato di bergamotto più sopraffino ma non mi avranno più. Forse se ne inventassero uno ostrica e champagne ci potrei pensare però…

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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