Non la sopporto…liquirizia!

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Dall’aspetto quasi austero, grazie al  suo colore nero, quando viene presentata sotto forma di pastiglia o di caramella, la liquirizia ha circuito più di un ignaro consumatore grazie al suo sapore simil-dolciastro. Attirandolo come una sirena, con la sua linea perfetta, e ghermite le sue papille gustative con  un inizio suadente, si riserva un finale amarissimo per bloccare ogni attività gustativa del malcapitato nelle successive 24 ore. Molto amata dai seguaci di diete dimagranti estreme, grazie alla sua capacità di fornire inappetenza e senso di nausea in un sol colpo, è possibile ritrovarla nei  luoghi di penitenza, dove si rifugia chi desidera infliggersi pene severe a causa dei piaceri di gola. liquore liquiriziaNella versione naturalista, quando viene consumata ancora sotto forma di bastoncino non lavorato, attenua le sue caratteristiche estreme, e per questo viene consigliata a chi decide di iniziare, in maniera soft, la propria autoflagellazione. Birbe matricolate, travestite da pasticceri, l’hanno invece proposta  a poveri ignari crapuloni quale salsa di accompagnamento di teneri dolci al cucchiaio, spacciandola per cioccolato fuso. Alla prima cucchiaiata, sortisce già l’effetto desiderato, facendo intonare il “mea culpa” a diabetici in libera uscita o litanie di perdono a ghiottoni afflitti da iperlavoro mandibolare. Nella versione caramellosa, la più gettonata rimane quella a consistenza gommosa, per la sua rara capacità di rimanere attaccata ai denti e prolungare così i suoi effetti nefasti. Non parliamo del liquore alla liquirizia…meglio tacere- Ha fatto il suo ingresso anche nella cucina salata, ma l’utilizzo in polvere e l’unione con altri ingredienti determinano risultati indubbiamente migliori.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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