Filippi

Nel bar del quartiere

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Aveva iniziato ad andarci tutti i giorni, in maniera regolare: alle 18 si toglieva di casa, camminava  secondo un itinerario prestabilito ed arrivava al bar. Sceglieva il solito tavolino che gli potesse  dare la visuale completa della sala, quindi ordinava un bicchiere di champagne e si metteva ad osservare. Amava il momento di passaggio, da quando il locale vuoto si andava riempiendo in maniera graduale;  appena iniziava ad essere troppo affollato, si alzava e ripercorreva stancamente la strada per tornare a casa: a quel punto i bicchieri di champagne erano diventati tre, lasciandogli quel giusto grado di euforia senza creargli problemi. Una volta in quel bar ci arrivava alle due di notte, a fine giornata, e ci schiacciava almeno le quattro. Era il periodo delle notti liquide e alcoliche, che trascorreva con lei in maniera divertente, che proseguivano fino al mattino, girando per la città deserta, finendo sempre a cornetti e cappuccini. Era stato davvero molto bene in quel periodo, ci stava credendo in quella storia, avevano davvero gli stessi interessi: ricordava i concerti, le fughe al mare e il bagno al mattino, la passione per i cocktails che aveva scoperto grazie a lei. Tutto bello e affascinante ma scorreva sempre un’ombra sullo sguardo di lei, come se qualcosa o qualcuno le occupasse sempre la testa..ed era proprio così. Rassegnato ma non domo, decise di riprendere una vita normale, e la ripartenza fu proprio quel bar che scoprì diverso da come lo vedeva di notte. Al mattino i pensionati che si sedevano e leggevano il giornale al tavolino, che di notte avrebbe svolto ben altre funzioni. quindi il pranzo dove comparivano ancora panini vecchio stile, due fette di pane con prosciutto o salame, quindi il rito el caffè dopo pranzo. Poco a poco aveva visto scorrere una varia umanità, dove alle tre signore malmesse ma dall’entusiasmo travolgente si univa lo studente universitario solitario, ma che amava rimanere solo in mezzo agli altri. E poi le coppie capaci di litigare di fronte al bicchiere appena portato, la professoressa giovane che inzuppava sempre la brioche nel cappuccino alle cinque del pomeriggio per merenda. Ne parlava spesso con il titolare e la figlia, che in qualche modo lo avevano adottato nel momento di crisi, offrendogli sempre il bicchiere con la scusa di parlare con lui. Era una cura efficace quella dello champagne, l’anima si stava alleggerendo, il macigno sul cuore si stava sollevando, cominciava a risollevarsi. E iniziò a guardare con occhi diversi alle donne che incontrava. L’ultimo incontro lo avevo colpito molto: lei venticinque anni di meno ma con una grande testa, per la prima volta si trovava a confrontarsi alla pari con quella che poteva essere sua figlia. L’incontro era sempre saltuario, lei sapeva dove trovarlo ma da una volta la settimana cominciarono a vedersi tre quattro volte e il tempo da passare insieme proseguiva fuori dal bar. Una volta,mentre era con lei, sentì ordinare un Grasshopper da una voce femminile: chi lo conosceva più quel cocktail se non lei? SI voltò, la vide accompagnata e felice e ricominciò a parlare con lei con l’animo più sereno

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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