Natale low cost ma goloso!

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La crisi non può toccare il sacro momento del pranzo di Natale o del Cenone della Vigilia, la ricchezza della tavola deve essere salvaguardata, pur facendo maggiore attenzione, di questi tempi, al rapporto prezzo-qualità della materia prima. In special modo nel pranzo, si dovrà tendere a preparare dei piatti molto legati alla tradizione che “fanno figura”, come dicevano le nostre nonne, ma senza spesa eccessiva. Prendiamo il caso del cappone, animale sacrificato ampiamente per questo pasto: la cottura classica lo vede bollito, per ottenere un buon brodo, ma poi è difficile consumarlo tutto insieme, per l’eccessiva abbondanza delle carni. Per mangiarlo conviene allora sezionarlo a dovere, ed organizzare un menu che permetta di consumarlo senza annoiarsi; partiamo dal collo, che può essere fatto ripieno con mollica di pane, uova, parmigiano, spezie e parte della carne dell’animale, asportata dalle parti più filamentose; una volta pronto, lo si deve lessare e servire come antipasto con della maionese. Il petto può essere disossato in precedenza ed essere poi proposto in fricassea, cioè cotto in tegame con cipolla e qualche verdura a piacere, completato con tuorlo d’uovo e limone . Le cosce si possono preparare in umido, magari asportando l’osso in precedenza e farcendole con prosciutto, mortadella, carni bianche e fontina. Altrimenti al naturale, dopo averle bagnate con vino rosso. La carne che rimane sullo scheletro la si impiega, dopo aver bollito il tutto, per fare delle polpettine con patate, aglio e prezzemolo, che diventano un vero toccasana per far stare buoni i bambini; oppure diventa il ripieno di tortellini delicati, se mescolata ad un formaggio morbido e cremoso come lo stracchino o il mascarpone. Il brodo del cappone diventa poi la base essenziale per la stracciatella, una minestra di origine romana che prevede l’impiego di uova, parmigiano e prezzemolo. Se il menu monotematico si ritiene ripetitivo, può funzionare l’inserimento di cotechini o zamponi, cambiando per una volta il loro ruolo a tavola. Da secondo opulento, da mangiare con la mostarda o il purè, diventano l’ingrediente saporito di un risotto che li abbina alle puntarelle. Oppure vanno ad insaporire il petto del pollo o del cappone se costituiscono il ripieno di involtini a loro dedicati mentre chi non può fare a meno della pasta, li può testare in un sugo che li unisce a legumi quali fagioli o ceci. Chi possiede qualche abilità manuale, si può cimentare nella disossatura in proprio del pollo per fare una galantina, dove rinunciando al tartufo, diventa facile reperire le altre componenti della farcia come lingua, pistacchi, prosciutto cotto e carne di vitella. Preparata il giorno prima è ancora più buona, per essere poi servita con un’insalata russa dove le verdure devono essere cotte senza eccedere, per lasciarle croccanti. Infine il dolce: se è stato impiegato troppo uovo nelle ricette precedenti, si deve rinunciare allo zabaione da accompagnare al pandoro, ed optare per una salsa magra allo yogurt, rinfrescata da limone. Importante il riciclo di biscotti quali ricciarelli e cavallucci: possono diventare l’elemento di punta che caratterizza il semifreddo da servire a Capodanno!Credits spendomeno.blogspot.com

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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